Bombay, marzo 1971

Dal libro Chasing the Rhinos with the Swami Vol 2, di Shyamasundara dasa.

Brahmananda è partito per Nairobi, Giriraj sta arrivando a Juhu; La BBT è stata registrata a nome di Prabhupada, io e Giriraja siamo i fiduciari; Surabhi e Naranarayana stanno disegnando e costruendo in scala il progetto di Hare Krishna Land. Ogni mattina Prabhupada cammina su e giù nella vicina spiaggia con il suo team di Juhu e dà loro la forza per “l’immenso lavoro” che si presenta davanti a loro.

Surabhi:

Si, potevo sentire che c’era qualcosa che mi dava l’energia, qualcosa che riusciva a farmi fare delle cose che di solito non sarei mai riuscito a fare, e potevo sentire cosa voleva dire essere potenziati. E quando Prabhupada ti dice “Tu farai questo”  e poi la cosa succede, per tutto il resto della tua vita tu credi che nulla sia impossibile.

Qualcuno mi ha detto di aver visto un articolo di giornale che diceva che George Harrison aveva avuto un brutto incidente d’auto. Uso il telefono di Acarya e telefono a Pattie a Friar Park. Lei mi assicura che tutti e due stanno bene e poi George prende la linea. In un’esplosione concitata di parole (non si può mai sapere quando in India cade la linea dalle chiamate internazionali) mi dice che l’album Bangladesh è ancora in cima alle classifiche, e che sta componendo altre canzoni per Krishna. Io gli dico dei tre nuovi progetti in India (Vrindavan Mayapur e Bombay) e lui mi chiede “Quando Prabhupada ritornerà in Gran Bretagna?” “Non lo so George, fra qualche giorno partiamo per l’Australia e per Hong Kong, andiamo verso la tua direzione” Lui mi dice che forse presto ci vedremo negli USA, fra poco partirà per New York. “Ma non siamo veramente separati, vero George?” Lui dice “Hari Bol!” e poi cade la linea.

Shyamasundara prabhu

L’ultima settimana di marzo mi ammalo, ho una specie di febbre, e Nanda Kumara per qualche giorno prende il mio posto a battere a macchina. Mi trovo a letto madido di sudore e penso a tutto quello che è successo. In meno di un mese Srila Prabhupada ha fatto l’impossibile: ha posto la prima pietra per i suoi tre templi più importanti dell’India nonostante tutte le difficoltà, i banditi naxaliti, le inondazioni, il freddo, il caldo, la mancanza di fondi, dei nemici invidiosi, dei confratelli che non volevano collaborare, i goswami di casta, il governo comunista che raziona i materiali da costruzione, la nostra fragile situazione legale e un piccolo gruppo di devoti, giovani ma esausti.

I terreni che abbiamo acquistato sono così vecchi, hanno avuto così tanti proprietari in lite tra loro, sono così grandi e in posizioni molto ambite che solo pensare di poter possedere quei terreni è quasi surreale. Siamo appena arrivati in India, con poca organizzazione e nessuna posizione sociale.  Ma nonostante tutti questi ostacoli il fortissimo desiderio di Prabhupada di soddisfare Krishna, in qualche modo, ha avuto ragione. Ce l’ha fatta! Vedendo tutto questo dall’interno, il battere a macchina le sue lettere e il fare tante telefonate con lui per ottenere degli incontri strategici fino a notte fonda, mi ha riempito di meraviglia. Tutto questo è da ‘supermen’, è oltre qualsiasi cosa, e lui ha solo appena iniziato.

Mi viene in mente la spiegazione di Prabhupada alla Caitanya Caritamrita, Adi lila 7.61, nella quale commenta riguardo le eccezionali attività di Sri Caitanya, che sono così in sintonia con quello che sto vedendo adesso:

Talvolta, per attrarre l’attenzione della gente comune, le persone sante, gli acarya e i maestri spirituali manifestano un’opulenza straordinaria. E’ possibile ricorrere a questi mezzi per attrarre gli sciocchi, ma una persona santa non dovrebbe fare cattivo uso dei suoi poteri allo scopo di trarne una gratificazione personale, come i falsi santi che dichiarano di essere Dio. Perfino un semplice mago può esibire azioni straordinarie, incomprensibili per l’uomo comune, ma questo non significa che il mago sia Dio. E’ l’attività più colpevole quella di attrarre l’attenzione con la manifestazione di qualche potere mistico e approfittare dell’opportunità per dichiararsi Dio. Una persona veramente santa non dichiara mai di essere Dio, ma si pone sempre nella posizione di servitore di Dio. Un servitore di Dio non ha alcuna necessità di esibire poteri mistici, e non ama farlo, ma a favore di Dio, la Persona Suprema, l’umile servitore di Dio compie le sue attività in modo così prodigioso che nessun uomo comune oserebbe agire come lui. Eppure, una persona santa non cerca mai di attribuirsi il merito delle sue imprese, perché sa bene che quando le azioni prodigiose sono compiute a suo vantaggio per la grazia del Signore Supremo, tutto il credito deve andare al padrone, non al servitore.

 

 

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