Le donne nei Veda

Ci sono molte civiltà nel mondo in cui il rispetto per le donne e il loro ruolo nella società è preminente e altre in cui il loro status dovrebbe essere migliorato. Eppure il livello di civiltà, morale e spirituale di una società, può essere spesso percepito dal rispetto e dalla considerazione che dà alle sue donne. Non che li apprezza per la loro attrattiva sessuale e poi dà loro tutta la libertà che gli uomini vogliono, in modo che possano essere sfruttate, ma che siano considerate in un modo che consenta loro di vivere onorando la loro importanza nella società con rispetto e senso di protezione e venga data loro l’opportunità di raggiungere il loro reale potenziale nella vita.

Tra le molte società del mondo, abbiamo visto che nella cultura vedica esiste uno tra i più grandi rispetti verso le donne. La tradizione vedica tiene in grande considerazione le qualità delle donne e ha mantenuto questo massimo rispetto all’interno della sua tradizione, come si vede dall’onore che conferisce alla Dea, che è ritratta come l’incarnazione femminile di importanti qualità e poteri. Queste forme divine includono quelle di Lakshmi (la dea della fortuna e consorte di Vishnu), Sarasvati (la dea del sapere), Subhadra (la sorella di Krishna e la personificazione di ogni buon augurio), Durga (la dea della forza e del potere), Kali (il potere di tempo) e altre divinità vediche che esemplificano forza interiore e attributi divini. Anche il potere divino sotto forma di shakti è considerato femminile.

Durante i molti anni della cultura vedica, alle donne è sempre stato dato il massimo livello di rispetto e libertà, ma anche di protezione e sicurezza. Dice un detto vedico: “Dove si adorano le donne, lì dimorano gli dei”. O dove le donne sono felici, ci sarà prosperità. Infatti le citazioni dirette della Manu-samhita spiegano come segue:

“Le donne devono essere onorate dai loro padri, fratelli, mariti e cognati, che desiderano il proprio benessere. Dove si onorano le donne, là si compiacciono gli dei; ma dove non sono onorate, nessun rito sacro darà ricompense. Dove le relazioni femminili sono sofferenti, la famiglia muore presto; ma quella famiglia dove esse sono felici prospera. Le case in cui le relazioni femminili non sono debitamente onorate, sono una maledizione e muoiono completamente, come distrutte da una magia. Quindi gli uomini che cercano il proprio benessere, dovrebbero sempre onorare le donne durante le feste con doni di ornamenti, vestiti e cibo squisito.” (Manu Smriti III.55-59)

In modo simile il grande saggio Bhishma spiegò:

“O sovrano della terra (Yudhisthira) il lignaggio in cui le figlie e le nuore sono rattristate perché maltrattate viene distrutto. Quando le donne, dovuto al dolore, maledicono queste famiglie, queste famiglie perdono il loro fascino, la prosperità e la felicità.” (Mahabharata, Anushashanparva, 12.14)

Inoltre, nei Veda, quando una donna è invitata in una famiglia tramite il matrimonio, essa entra «come un fiume entra nel mare» e «per regnarvi insieme al marito, come una regina sugli altri membri della famiglia». (Atharva-Veda 14.1.43-44) Questo tipo di uguaglianza si trova raramente in qualsiasi altra scrittura religiosa. Inoltre, una donna devota a Dio è più apprezzata di un uomo che non ha tale devozione. Si possono trovare ulteriori citazioni in altre parti della letteratura vedica. Questi sono gli insegnamenti dei Veda. Non seguire queste regole è una deviazione dalla genuina tradizione vedica. Seguendo questa tradizione, la storia dell’India ha avuto molte donne che hanno raggiunto grandi vette nella spiritualità, nel governo, nella letteratura, nell’istruzione, nella scienza o persino come guerriere sul campo di battaglia.

In materia di dharma, ai tempi della cultura vedica, le donne erano una forza decisiva nella spiritualità e il fondamento dello sviluppo morale. C’erano anche delle donne rishi che rivelarono ad altri la conoscenza vedica. Ad esempio, il 126° inno del primo libro del Rig-Veda fu rivelato da una donna vedica il cui nome era Romasha; l’inno dello stesso libro era di Lopamudra, un’altra donna. Ci sono una decina di nomi di donne che hanno rivelato la saggezza vedica, come Visvavara, Shashvati, Gargi, Maitreyi, Apala, Ghosha e Aditi che istruirono Indra, uno dei Deva, nella conoscenza superiore del Brahman. Ognuno di loro visse una vita ideale di spiritualità, non essendo toccata dalle cose del mondo. Esse vengono chiamate in sanscrito Brahmavadini, coloro che rivelano il Brahman.

In effetti, nella prima civiltà vedica le donne erano sempre incoraggiate a perseguire il progresso spirituale senza ostacoli:

“O sposa! Possa la conoscenza dei Veda essere davanti a te e dietro di te, nel tuo centro e nelle tue estremità. Possa tu condurre la tua vita dopo aver raggiunto la conoscenza dei Veda. Possa tu essere benevola, foriera di buona fortuna e salute, e vivere con grande dignità e davvero essere illuminata nella casa di tuo marito.” (Atharva Veda, 14.1.64)

Nel corso della storia dell’India e delle tradizioni della società vedica, le donne sono state anche degli esempi di mantenimento dei principi di base del Sanatana-dharma. Oggi questo onore verso le donne dovrebbe essere mantenuto preservando la genuina cultura vedica, sia nel paese che nelle istituzioni religiose, questa è sempre stato un’aspetto dell’India.

Sfortunatamente, questi livelli sociali sono diminuiti principalmente per delle influenze esterne che si sono insinuate a causa di invasori stranieri, sia militarmente che culturalmente. Questi invasori che dominavano l’India consideravano le donne per lo più come oggetti di godimento e sfruttamento sessuale e come bottino di guerra da avere come premio. L’oppressione delle donne è aumentata in India a causa del governo Moghul. Quando gli stranieri acquisirono influenza e convertirono le persone, il decadimento delle norme spirituali entrò anche nella cultura indiana e vedica. Cambiarono anche i criteri educativi della cultura vedica e la sacralità della maternità andò quasi perduta. L’insegnamento cambiò, dall’enfasi a sviluppare un’autonomia individuale, alla dipendenza e al servizio agli altri. Così, la competizione sostituì la ricerca della verità, e l’egoismo e la possessività sostituirono lo spirito di rinuncia e il distacco. E gradualmente le donne vennero viste come meno divine e più come oggetti di gratificazione o proprietà da possedere e controllare, o addirittura sfruttare.

Questo è il risultato di un’influenza culturale demoniaca, che continua ancora a crescere mentre il materialismo si espande nella società. Il denaro e la gratificazione sensuale sono diventati gli obiettivi importanti della vita, anche se da soli non possano darci pace o appagamento. Invece ci fanno sviluppare più desideri nella speranza di trovare appagamento lasciandoci vuoti e sempre più irrequieti senza sapere il perché.

Il modo in cui trattiamo le nostre donne è un indicatore della nostra barbarie. Mentre gli uomini possono avere una maggiore energia fisica rispetto alle donne, queste ultime hanno chiaramente più energia interna ed emotiva. Non è un caso quindi che le donne siano identificate con la shakti nella civiltà vedica. Se le donne vengono represse, questa shakti sarà negata alla famiglia e alla società, indebolendo entrambe.

Nella vera cultura vedica, viene insegnato che ogni uomo dovrebbe considerare e rispettare ogni donna, eccetto la propria moglie, come sua madre, e avere per ogni ragazza la stessa cura che avrebbe per sua figlia. È solo a causa della mancanza di tale formazione e dell’allontanamento sociale da questa alta moralità che questo insegnamento viene dimenticato e il rispetto che la società dovrebbe avere per le donne è stato ridotto. In questo modo, il cambiamento nell’atteggiamento verso le donne in India (e in tutto il mondo) è stato dovuto alla perdita della cultura e delle vere norme vediche e alla mancanza di comprensione della vera conoscenza spirituale vedica. Pertanto, dovrebbe essere facile vedere la necessità di organizzazioni che mantengano e insegnino le giuste opinioni, che un tempo erano una parte fondamentale delle autentiche tradizioni vediche.

Quando la posizione delle donne declina, allora quella società perde il suo equilibrio e la sua armonia. Nella dimensione spirituale, uomini e donne hanno una posizione uguale. Uomini e donne sono uguali come figli e figlie dello stesso Padre Supremo. Ma non si può portare il regno spirituale su questa Terra o entrare nel regno spirituale se la nostra coscienza è focalizzata sulle differenze sessuali, e quindi trattiamo male le donne. Spiritualmente, l’uno non è superiore all’altro, ma ognuno di noi ha dei modi o dei talenti particolari da dare alla società e al servizio di Dio. Quindi gli uomini non dovrebbero cercare di controllare le donne con la forza, ma nemmeno le donne dovrebbero cercare di impossessarsi del ruolo degli uomini o cercare di adottare la natura maschile degli uomini. Altrimenti, nella società entra lo squilibrio, proprio come un’auto non si muoverà correttamente se le ruote sono sgonfie o sbilanciate. Naturalmente ci sono eccezioni in cui alcuni uomini sono naturalmente bravi nei ruoli femminili e alcune donne hanno talento nelle occupazioni maschili. Ma il punto è che donne e uomini devono cooperare come le ali gemelle di un uccello, e insieme solleveranno l’intera società. Se manca rispetto e cooperazione, come può progredire la società? Del resto, come può esserci uno spirito di collaborazione e di apprezzamento tra uomini e donne quando invece esiste uno stato d’animo di competizione, o una mancanza di rispetto reciproco? Nella società materialista è questa attitudine che sta aumentando, sia nella famiglia che nel lavoro, che contribuisce allo squilibrio sociale e non a una società efficiente e pacifica.

Maternità e famiglia

Nell’India vedica è sempre stata data importanza alla natura materna delle donne. Dopotutto, spesso sono la base della vita familiare e della corretta educazione dei figli. Di solito le donne danno amore, comprensione e nutrimento per lo sviluppo dei nostri figli in un modo che è improbabile per la maggior parte degli uomini.

Il saggio Bhishma ha anche detto:

“L’insegnante che dà la vera conoscenza è più importante di dieci istruttori. Il padre è più importante di dieci di questi maestri di vera conoscenza e la madre è più importante di dieci di questi padri. Non c’è guru più grande della madre.” (Mahabharata, Shantiparva, 30.9)

La nostra stessa vita è il dono della vita di nostra madre. Ci siamo nutriti da lei, abbiamo trascorso nove mesi nel suo grembo e il suo amore ci ha sostenuto. Anche adesso siamo amati da nostra madre. Questo include Madre Natura e Madre Terra, che nella tradizione vedica è chiamata Bhumi. Anche il pianeta Terra è come una madre perché tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere, tutte le nostre risorse, provengono da lei. Come proteggeremo nostra madre, dobbiamo anche proteggere Madre Terra.

La donna nella maternità, dopo aver dato alla luce un bambino che ha portato in grembo per nove mesi, è il primo guru e guida del bambino e quindi dell’umanità. Grazie a lei, prima che un bambino conosca l’odio o l’aggressività, conosce l’amore di una madre che può infondere nel bambino la comprensione del perdono e della gentilezza. Quindi possiamo riconoscere che dietro la maggior parte degli uomini di successo c’è spesso una donna forte, sia come madre che come moglie.

Nell’esibire le qualità materne, le donne devono essere piene di calore umano ed essere tenere, forti e protettive, ma anche gettare le basi della disciplina e della discriminazione tra il bene e il male. Inoltre, di solito è la donna che rende bella la casa, per creare un’atmosfera ispirante. Poi di solito cucina piatti nutrienti e gustosi che danno piacere, forza fisica e salute. Per il loro innato senso materno e la loro gentilezza, le donne sono anche guaritrici naturali, assistenti e nutrici. Quelle donne che hanno una predisposizione intrinseca a prendersi cura degli altri saranno anche delle sostenitrici naturali delle norme morali e dei principi spirituali. Per le loro tendenze ed espressioni emotive, sono per natura anche devote di Dio.

Nell’antica India i termini sanscriti utilizzati per il marito e la moglie sono pathni (colei che guida il marito per tutta la vita), dharmapathni (colei che guida il marito nel dharma) e sahadharmacharini (colei che si muove con il marito sulla via del dharma con rettitudine e senso del dovere). Questo è il modo in cui l’antica cultura vedica considerava la relazione tra marito e moglie.

Quando marito e moglie sono disposti a essere flessibili rispetto ai bisogni dell’altro e a proseguire nell’amore e nella comprensione reciproca, la relazione può andare oltre l’uguaglianza e diventare unione spirituale. Questo significa che ognuno apprezza le qualità dell’altro e vede l’altro come un complemento per quello che possiede già. Questo compensa anche le debolezze o le carenze dell’altro. In questo modo, ciascuno può fornire sostegno, incoraggiamento e ispirazione all’altra persona. Questo ideale può essere raggiunto solo quando si comprendono correttamente i principi della spiritualità. Si dice anche che dove marito e moglie vanno d’accordo, Lakshmi Devi stessa (la dea della fortuna) abita in quella casa.

Le divinità femminili

Nella tradizione vedica è comune vedere l’abbinamento degli esseri divini maschili con una controparte femminile, unendo così entrambi i poteri e le qualità che ciascuno possiede. Possiamo facilmente vederlo in Radha-Krishna, Sita-Rama, Lakshmi-Vishnu, Durga-Shiva, Sarasvati-Brahma, Indrani-Indra, ecc. Quindi abbiamo una combinazione di divinità maschili e femminili che creano il completo equilibrio nel potere spirituale divino.

Attraverso un puro affetto, le Divinità femminili sono state in grado di abbattere le più potenti barriere della creazione, specialmente quelle del male. Il mistero divino della vita è che le forze più potenti dell’universo sono soggiogate dall’amore e che l’amore è completamente incanalato attraverso l’energia e la personalità femminile. Ad esempio, “Durga” significa colei che è difficile da conoscere. Ma essendo considerata la madre dell’universo, o la personificazione dell’energia materiale, noi come suoi figli possiamo avvicinarci a lei attraverso l’amore. E lei risponderà con amore.

Inoltre, per amore, la dea assunse la forma di Mahishasuramardini, ovvero colei che distrusse il demone Mahishasura che era stato generata dalla collera e dalla potenza di Vishnu, Shiva, Brahma e altri, ed era la combinazione dei loro poteri. Essi non poterono sconfiggere il demone, ma la dea ci riuscì. Simbolicamente, Durga può distruggere l’oscurità demoniaca dell’ignoranza e e della pigrizia che c’è dentro di noi. Un altro esempio è quando Durga espresse il suo amore ai deva e all’umanità apparendo come Kaushika Durga, chiamata anche Ambika. Con la sua bellezza attirò a sé i demoni Shumba e Nishumba per fare in modo che essi non disturbassero la creazione. Poi dalla sua fronte apparve come l’oscura dea Kali che uccise tutti quei terrificanti demoni. Così con l’amore, la potenza divina femminile assume delle forme per alleviare i grandi disturbi che vi sono nell’universo e dentro di noi.

Per amore, anche la potenza femminile Divina si manifesta come Srimati Radharani, la consorte del Signore, Sri Krishna. Uno dei suoi molti nomi è Janagati, che significa la dea di tutte le dee. È l’origine dell’amore e della bellezza femminile divina e il culmine della devozione all’Essere Supremo. Così, dal mondo spirituale ideale, possiamo vedere il Suo riflesso divino rispecchiato qui in questo mondo relativo in tutto ciò che è femminile, bello e puro. Essendo coscienti e consapevoli di queste qualità, possiamo percepire la dimensione spirituale che pervade e fluisce in questo temporaneo universo materiale.

Così, vediamo le qualità delle Persone divine che hanno origine nel mondo spirituale. Noi umani non siamo altro che delle forme riflesse e limitate delle Coppie Divine che risiedono nell’esistenza originale. Questo è il motivo per cui la tradizione vedica ha dato molto valore, onora e adora la natura femminile divina con quella maschile: l’una senza l’altro è incompleta. Questo è uno dei tratti unici che distinguono la cultura vedica dalle altre.

Il futuro

In questo mondo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutte le persone, in tutte le aree e a tutti i livelli di vita per proteggere la conoscenza e le tradizioni vediche, e le donne hanno un ruolo molto importante da svolgere. Come abbiamo detto, generalmente sono loro la prima ispirazione e le prime maestre dei nostri figli. Molti dei grandi uomini che erano diventati potenti sostenitori del Sanatana-dharma avevano anche madri o mogli forti e ispiranti.

Per poter raggiungere il suo pieno potenziale, ogni ragazza dovrebbe avere l’opportunità di conoscere la spiritualità insieme all’istruzione scolastica. Certo, questo si può dire anche dei ragazzi. Nessuno nasce odiando gli altri, ma questo nelle società materialiste si apprende dalle compagnie sbagliate. Poi nella vita una persona impara ad apprezzare i propri simili, ma non ad amare chiunque sembri diverso. La vera conoscenza spirituale è l’alternativa per portare un cambiamento in una tale società e fermare l’odio e i contrasti che continuano a causa della percezione delle differenze fisiche ed esterne tra di noi.

Sono le usanze primitive e le invenzioni sessiste della società moderna, ma materialistica, che oggi costringono a limitare, soggiogare o addirittura sfruttare le donne. Una società così non permette che la forza e l’ingegnosità delle donne nascano o vengano riconosciute, almeno non senza sforzi personale e all’esterno nei vari campi di attività e nel lavoro.

Un’infanzia problematica, e l’essere state esposte a pensieri, idee e indottrinamenti limitanti invece che situazioni che favoriscono il loro potenziale superiore è uno dei motivi per cui le donne perdono le loro capacità, i mezzi o le motivazioni per ottenere dei risultati elevati nella vita. Quindi il loro contributo spesso viene inibito. Questo non fa che aumentare i problemi delle donne che spesso vengono trasmessi da una generazione all’altra e tutta la società perde le capacità che le donne potrebbero altrimenti raggiungere ed elargire.

Occorre ristabilire armonia tra natura maschile e femminile, che si manifesta soprattutto nelle relazioni tra uomini e donne. Lo si può fare in modo più efficace grazie a un autentico sviluppo spirituale, quando la natura sia maschile che femminile diventano equilibrate e complementari, piuttosto che competitive. Questo può armonizzare non solo le relazioni esterne tra persone, ma anche le tendenze femminili e maschili all’interno di ogni individuo, sia uomo che donna. Con un autentico progresso spirituale possiamo elevarci al di sopra delle nostre identità materiali corporee e utilizzare e completarci con i talenti e le capacità degli altri, indipendentemente dal fatto di essere uomini o donne. Dobbiamo sapere che all’interno di ogni corpo c’è un’anima spirituale che non è diversa dalla nostra. Ma mentre siamo in questo mondo e in diversi tipi di corpi, possiamo aiutarci ed essere in armonia tra di noi, e utilizzare insieme i nostri talenti che sono naturalmente diversi.

Sri Nandanandana das (dal sito web Vaisnava Family Resources)

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Come Mosè e la Vergine Maria mi hanno portato da Krishna

I lettori abituali del mio blog sapranno che, oltre ad adorare Dio attraverso la recita dei Suoi santi nomi, i devoti adorano anche la forma del Signore manifestata in elementi come metallo, legno, pietra, fuoco o un’immagine dipinta. Tutte le tradizioni religiose hanno queste immagini sacre – di un tipo o dell’altro – secondo i dettami della loro particolare teologia.

Molti anni fa, quando ero un cristiano che si interrogava sulla vita, ero molto attratto dalla storia dell’Antico Testamento di Mosè e del roveto ardente. Mosè sarebbe diventato la futura guida degli ebrei che erano schiavi, e doveva essere utilizzato da Dio come strumento per liberare il suo popolo dalla schiavitù. Mosè era piuttosto riluttante ad affrontare la potenza dell’Egitto e quindi il Signore dovette mostrare a Mosè un segno speciale per fargli sapere che era stato prescelto per quel compito.

Un giorno Mosè stava pascolando le sue capre quando vide una strana luce. Avvicinandosi per vedere cosa fosse, vide un cespuglio in fiamme che non si consumava. Una voce gli disse di togliersi le scarpe perché si trovava su una terra santa. Si avvicinò alle fiamme e ricevette delle istruzioni da Dio.

Quando ho sentito quella storia, forse avevo sei o sette anni, mi sono convinto di alcune cose:

Che Dio può fare qualsiasi cosa, e può apparire dove vuole, e a chi vuole.

Che se Dio vuole apparire in un fuoco e parlarci da un fuoco, può farlo.

Che essere alla presenza di Dio significa che sei su una terra santa e questo significa che devi toglierti le scarpe.

Gli insegnanti della scuola della mia chiesa metodista locale non mi spiegarono se Dio al giorno d’oggi appare ancora nel fuoco, o perché non ci toglievamo le scarpe quando entravamo nella cappella. Quindi pensavo che Dio parlasse anche ad altre persone che conoscevano queste cose e che un giorno avrei potuto incontrarle.

Dovevo avere circa nove anni quando ho letto la storia di un povero giocoliere da strada che era caduto in miseria. Diventò un monaco e un giorno nella cattedrale di Notre Dame notò che la Vergine Maria sembrava triste. Quindi volle offrirle qualcosa, così aspettò che non ci fosse nessuno in giro e davanti a lei iniziò a fare il giocoliere. Si destreggiava con i birilli e andò avanti fino che raggiunse il punto di esaurimento fisico. Proprio in quel momento entrò l’abate e stava per rimproverarlo per una simile offesa, ma in quel momento entrambi si accorsero che il volto della Vergine sorrideva. L’offerta era stata accettata.

In quel momento io ero un ragazzino metodista che abitava in Cornovaglia e non conoscevo nessun cattolico. Tutto quello che sapevo era che i cattolici erano “per lo più stranieri” e che la religione era seguita da “molti italiani”. Così, per noi era davvero qualcosa che non diceva molto. Ma mi era davvero piaciuta quella storia. Come la storia del roveto ardente, che mi ha colpito profondamente e l’ho ricordata per tutti questi anni.

Quindi, quando ho incontrato per la prima volta i devoti di Krishna e ho appreso che “si inchinavano davanti a degli idoli”, inizialmente ho opposto resistenza. Non vedevo la necessità di adorare un’immagine oltre alla pratica molto attraente di cantare il maha-mantra. Pensavo alle immagini come a qualcosa di culturale, di “indiano” e quindi superfluo per l’essenza della vita spirituale. Poi un giorno mi sono messo a riflettere riguardo a tutti questi dilemmi, e mi sono ricordato di quelle due storie che avevo sentito da bambino. Mentre elaboravo quelle storie, in qualche modo percepivo che il Dio a cui avevo pregato tanto tempo fa mi stava silenziosamente aiutando a capire una verità più elevata. Il Dio a cui, in ginocchio prima di andare a riposare, chiedevo: “Ti prego benedici mamma e papà” – il Dio della Bibbia a cui non piacevano le “immagini scolpite” – mi stava gentilmente spingendo ad accettare che, in realtà, stava andando tutto bene.

Quello fu il giorno in cui il Dio di Mosè, il Padre di Gesù, e il Bellissimo Oratore della Gita divennero Uno per me. E il fatto che quest’unica Persona Suprema potesse apparire in una statua di pietra, legno, metallo, un roveto ardente o un cuore tranquillo, o addirittura, ovunque, sembrava dare più senso a qualsiasi cosa avessi mai imparato.

Kripamoya das

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Dieci caratteristiche della misericordia di Sri Caitanya

I grandi devoti del Signore, di Krishna, si riempiono sempre di gioia servendoLo, e così Krishna stesso desidera provare la felicità che loro provano nel servirLo. Per questo motivo, il Signore Caitanya è Krishna che vive in questo mondo come un devoto per provare la felicità del devoto, e da devoto insegna agli altri il giusto comportamento. Sri Caitanya è estremamente misericordioso e pieno di amore, perfino con le persone più degradate. Krishna uccideva i demoni, ma Sri Caitanya li trasformava in devoti.

Svarupa Damodara Goswami, uno dei discepoli più intimi di Sri Caitanya descrive in una sua preghiera le dieci caratteristiche della misericordia di Sri Caitanya:

heloddhunita-khedaya vishadaya pronmilad-amodaya

shamyach-chastra-vivadaya rasa-daya chittarpitonmadaya

shashvad-bhakti-vinodaya sa-madaya madhurya-maryadaya

shri-chaitanya daya-nidhe tava daya bhuyad amandodaya

(Caitanya-caritamrita, Madhya Lila 10.119; Sri Chaitanya-chandrodaya-nataka 8.10)

Eccone la spiegazione:

  • distrugge ogni sofferenza (hela uddhunita khedaya)
  • purifica ogni cosa (vishadaya)
  • risveglia la beatitudine trascendentale (pronmilat amodaya)
  • armonizza le contraddizioni delle scritture (shamyat shastra vivadaya)
  • diffonde le emozioni trascendentali (rasa-daya)
  • dà gioia al cuore (citta arpita unmadaya)
  • ispira sempre il servizio devozionale (shashvat bhakti vinodaya)
  • con la piena estasi e la gioia (sa-madaya)
  • glorifica ciò che è oltre i limiti dell’amore (madhurya maryadaya)
  • risveglia ogni buona fortuna (amanda udaya)

Quella che segue è una breve descrizione di questi dieci aspetti della divina misericordia di Sri Caitanya.

Distrugge ogni sofferenza

Una caratteristica della bhakti è che distrugge ogni sofferenza, è il traguardo della vita per le persone che si dedicano al loro supremo interesse e ispira le persone a diventare come delle api che cercano il miele dolcissimo di Krishna prema, l’amore per Dio.

Una volta, un brahmana spiritualmente elevato di nome Vasudeva soffriva di lebbra, il suo corpo era pieno di vermi. La sua compassione per la sofferenza di tutti gli esseri viventi era così grande che non appena un verme cadeva dal suo corpo, lo raccoglieva e lo rimetteva nello stesso posto. Sentendo che Sri Caitanya era arrivato nel luogo santo chiamato Kurmakshetra, Vasudeva andò a trovarLo a casa di un brahmana di nome Kurma. Quando Vasudeva seppe che Sri Caitanya se n’era già andato, cadde a terra privo di sensi e il Signore ritornò immediatamente e lo abbracciò. Così sia la sua lebbra che la sua angoscia scomparvero e il suo corpo divenne meraviglioso.

Essendo molto compassionevole verso Vasudeva, Sri Caitanya lo guarì dalla lebbra e lo trasformò in un puro devoto. Così Sri Caitanya divenne noto come Vasudevamrita-prada – “colui che dà il nettare a Vasudeva”

Purifica ogni cosa

L’aspetto seguente della Sua misericordia viene definito vishadaya, che purifica ogni cosa. Sri Caitanya ha mostrato il vero metodo per purificare le persone dell’era di Kali inaugurando il metodo del canto dei santi nomi di Krishna. Ceto darpana marjanam: cantando i nomi di Krishna il proprio cuore si pulisce.

Srila Narottama Dasa Thakura canta le glorie del Signore Caitanya. Patita-pavana-hetu tava avatara: “O mio Signore, sei apparso solo per liberare tutte le anime cadute.” Mo-sama patita prabhu na paibe ara: “E tra tutte le anime cadute, io sono il più caduto.” Pertanto chi cerca la purificazione e l’elevazione dalla propria condizione caduta deve rifugiarsi nel Signore Caitanya. Krishnadasa Kaviraja Goswami scrive nella Sri Caitanya-caritamrita (Adi Lila, 15.1):

“Offro i miei rispettosi omaggi ai piedi di loto del Signore Caitanya perché semplicemente offrendo un fiore ai Suoi piedi di loto anche il materialista più indurito diventa un devoto”.

Risveglia la Beatitudine Trascendentale

Un altro aspetto della misericordia del Signore Caitanya è detto pronmilat amodaya: risveglia la beatitudine trascendentale. Sri Caitanya, insieme ai Suoi compagni, compì il sankirtana, il canto collettivo dei santi nomi di Krishna. Kaviraja Goswami nota: “hanno saccheggiato il magazzino dell’amore di Dio” e ne hanno distribuito il contenuto a tutti indiscriminatamente. L’amorevole servizio devozionale a Sri Krishna si ottiene attraverso il sankirtana, che è l’essenza di tutta la beatitudine (nama-sankirtana – saba ananda-svarupa, Adi Lila 1.96) Sri Caitanya Mahaprabhu dice:

krishna-nome ye ananda-sindhu-asvadana

brahmananda tara age khatodaka-sama

“Rispetto all’oceano di beatitudine trascendentale che si assapora cantando il mantra Hare Krishna, il piacere derivato dalla realizzazione impersonale del Brahman [brahmananda] è come l’acqua stagnante di una palude.” (Adi 7,97)

 

Durante il Suo viaggio nell’India del sud, Sri Caitanya incontrò varie persone e le liberò inducendole a cantare piene di estasi i santi nomi di Krishna. Quando le persone che divennero devote incontrarono altre persone, le indussero anche a cantare in estasi. Così per la misericordia del Signore Caitanya, migliaia e migliaia di persone cantarono con grande gioia i santi nomi di Krishna.

Armonizza le contraddizioni delle Scritture

Un’altra caratteristica meravigliosa della misericordia di Caitanya Mahaprabhu è shamyat shastra vivadaya: mitiga le differenze presenti nelle scritture. Le scritture vediche a volte presentano abheda-vakya, o affermazioni che affermano che tutte le cose sono una con Dio, essendo le Sue espansioni. Ma le scritture contengono anche molti bheda-vakya, o affermazioni che affermano le qualità uniche e distintive del Signore Supremo, indicando che Egli è diverso dalle Sue espansioni ed energie. Così alcuni mantra delle upanishad enfatizzano l’identità di Dio con la Sua creazione, mentre altri parlano della loro differenza.

Diversi filosofi considerano queste affermazioni secondo le proprie concezioni. Gli impersonalisti leggono gli abheda-vakya alla lettera e accettano i bheda-vakya solo in modo allegorico. D’altra parte, alcuni filosofi enfatizzano solo i bheda-vakya e spiegano che il Signore Supremo è totalmente diverso dalla creazione e dagli esseri viventi.

Riconciliando queste apparenti contraddizioni nelle affermazioni scritturali, Sri Caitanya Mahaprabhu ha proposto l’acintya-bhedabheda-tattva, il principio dell’unità e della differenza simultanee del Signore e delle Sue energie, che è inconcepibile. Il Signore Supremo è la persona energetica originale e da Lui emanano tutte le Sue energie, inclusa la creazione e gli esseri viventi. Senza la persona piena di energia, l’energia non può esistere. E senza energia, “una persona piena di energie” non ha senso. Quindi l’energia e l’energetico sono una cosa sola. Eppure esistono separatamente. E questo è inconcepibile per le menti influenzate dall’energia materiale.

Srila Prabhupada scrive:

Tutti siamo uno con Lui [il Signore Supremo], proprio come gli ornamenti d’oro sono uno in qualità con l’oro grezzo, ma l’ornamento d’oro individuale non è mai uguale in quantità all’oro grezzo. L’oro non si esaurisce mai anche se ci sono innumerevoli ornamenti che emanano dalla miniera perché la miniera è purnam, completa; anche se il purnam viene dal purnam, tuttavia il supremo purnam rimane lo stesso purnam. Questo fatto è inconcepibile per i nostri attuali sensi imperfetti. Sri Caitanya quindi definì la Sua teoria della filosofia come acintya (inconcepibile), e come confermato nella Bhagavad-gita così come nel Bhagavatam, la teoria di Sri Caitanya dell’acintya-bhedabheda-tattva è la perfetta filosofia della Verità Assoluta. (Bhagavatam 2.6.13–16, Spiegazione)

Diffonde le emozioni trascendentali

Per la Sua misericordia senza causa (daya) Caitanya Mahaprabhu discese per distribuire la dolcezza trascendentale (rasa) alle persone in questo mondo. Così nel Vidagdha-madhava (1.2) Srila Rupa Goswami prega:

“Il Signore Caitanya è apparso nell’Era di Kali per la Sua misericordia senza causa per conferire ciò che nessuna incarnazione ha mai offerto prima: la dolcezza più sublime e radiosa del servizio devozionale, la dolcezza dell’amore coniugale”. (Cc. Adi 1.4)

Krishnadasa Kaviraja Goswami scrive:

“Prima della creazione di questa manifestazione cosmica, il Signore illuminò il cuore di Brahma con i dettagli della creazione e gli diede la conoscenza vedica. Esattamente allo stesso modo, il Signore, ansioso di far rivivere i passatempi di Vrindavana di Krishna, infuse il cuore di Rupa Goswami di potenza spirituale. Grazie a questa potenza, Srila Rupa Goswami poté far rivivere le attività di Krishna a Vrindavana, attività quasi perdute nella memoria. In questo modo diffuse la coscienza di Krishna in tutto il mondo.” (Madhya 19.1)

A Prayaga (Allahabad), Sri Caitanya Mahaprabhu insegnò a Rupa Goswami il metodo del servizio devozionale e la conoscenza dei rasa primari e secondari, o dolce emozioni trascendentali nella propria relazione con Krishna, insieme ai loro sintomi. A Benares, Sri Caitanya diede insegnamenti più elaborati a Sanatana Gosvami, illuminandolo sui rasa e su altri aspetti della bhakti. Così Sri Caitanya distribuì la conoscenza dei rasa al mondo tramite Rupa e Sanatana Gosvami, che li spiegarono ulteriormente scrivendo delle scritture devozionali.

Dà gioia al cuore

La misericordia del Signore Caitanya dà anche gioia al cuore (citta arpita unmadaya). Ascoltare tutte le Sue attività piene di compassione e di affetto provoca la più grande felicità per chi le ascolta. Perciò Kaviraja Goswami esorta i lettori della Sri Caitanya-caritamrita, piena di descrizioni delle attività misericordiose di Sri Chaitanya, a studiarla e ascoltarla con grande attenzione per ottenere la gioia:

 “O devoti, che la vita e le caratteristiche trascendentali di Sri Caitanya Mahaprabhu siano sempre ascoltate, cantate e meditate con grande gioia.” (Antya 12.1)

Ispira sempre il servizio devozionale

La misericordia del Signore Caitanya ispira sempre il servizio devozionale (shashvat bhakti vinodaya) nel cuore di coloro che entrano in contatto con Lui. Ogni essere vivente ha una relazione eterna con il Signore Supremo, Krishna. Tuttavia, a causa della copertura di maya, o energia illusoria, l’anima condizionata ha dimenticato quella relazione. Con il bhakti-yoga si può ravvivare quella relazione. E Sri Caitanya misericordiosamente discese per insegnare il bhakti-yoga, mediante il quale ci si identifica come un eterno servitore di Sri Krishna e si agisce di conseguenza. Sarvabhauma Bhattacharya Lo esalta così:

“Che io possa prendere rifugio in Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, che è disceso nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu per insegnarci la vera conoscenza, il servizio devozionale alla Sua persona e il distacco da tutto ciò che non incoraggia la coscienza di Krishna. È disceso perché è un oceano di misericordia trascendentale. Che io possa arrendermi ai Suoi piedi di loto”. (Madhya Lila 6.254)

Sri Caitanya predicò la bhakti, e in particolare la bhakti eseguita seguendo le orme dei residenti di Vrindavana, sotto la guida dei Sei Gosvami. Ogni volta che Sri Caitanya salutava i Suoi devoti, li esortava con fervore a svolgere il servizio devozionale a Krishna, che includeva cantare i Suoi nomi e adorarLo.

Quando Sri Caitanya ispira il servizio devozionale nel cuore di un’anima condizionata che soffre in questo mondo, Egli le dona simultaneamente l’estasi e la gioia (sa-madaya) che accompagnano la bhakti. L’essere vivente condizionato si identifica artificialmente come padrone, fruitore, controllore e proprietario in questo mondo. Tuttavia, per la misericordia di Sri Caitanya, si può rinunciare a tale falsa identificazione compiendo la krishna-bhakti. Essere un servitore amorevole di Krishna è la posizione costituzionale originale di ogni essere vivente, come insegnò Sri Caitanya stesso: jivera ‘svarupa’ haya – krishnera ‘nitya-dasa’ (Madhya 20.108). Una goccia della gioia e dell’estasi di servire Krishna non può essere paragonata nemmeno a un oceano di felicità che si ottiene fondendosi nel Brahman impersonale (Adi 6 44). Sri Caitanya stesso gusta il nettare di krishna-prema e ispira gli altri a gustarlo. Kaviraja Goswami scrive:

“Che io possa offrire i miei rispettosi omaggi a Sri Caitanya Mahaprabhu, che gustò personalmente il nettare dell’amore estatico per Krishna e poi istruì i Suoi devoti a come gustarlo. Così li illuminò sull’amore estatico per Krishna per iniziarli alla conoscenza trascendentale”. (Antya Lila 16.1)

Glorifica il limite dell’amore

Un altro aspetto della misericordia del Signore Caitanya è madhurya maryadaya, che glorifica il limite dell’amore. Ci sono cinque rasa principali in connessione con Sri Krishna, ovvero shanta (neutralità), dasya (servizio), sakhya (amicizia), vatsalya (fraternità) e madhurya (amore). Con un confronto imparziale, si scopre che madhurya rasa è il più elevato. E Srimati Radharani è il modello di tutti i devoti nel madhurya rasa. Anche Krishna desidera comprendere la grandezza del suo amore e sperimentare la felicità che ottiene servendolo. Così Krishna discese come Sri Caitanya, assumendo lo stato d’animo di Radharani. La stessa apparizione del Signore Caitanya con le emozioni di Srimati Radharani è la più grande testimonianza del rasa amoroso. Durante le Sue discussioni con Ramananda Raya (Madhya Lila, capitolo 8), Sri Caitanya stabilì la supremazia del madhurya rasa attraverso le parole di Ramananda Raya. Sri Caitanya insegnò che la più grande aspirazione o obiettivo (sadhya) per un Gaudiya Vaisnava è adorare Krishna seguendo le orme delle Vraja-gopi, perché non esiste un modo di adorazione migliore della loro. Nei Suoi passatempi, specialmente negli ultimi diciotto anni della Sua permanenza a Jagannatha Puri, Sri Caitanya era costantemente assorto nei sentimenti delle gopi e provava sentimenti estatici di separazione da Krishna. Così Egli dichiarò al mondo intero la gloria delle gopi di Vrindavana, le più elevate devote di Krishna nei sentimenti di madhurya.

Fa apparire ogni buona fortuna

Svarupa Damodara Goswami descrive l’aspetto completo della misericordia di Caitanya Mahaprabhu definendola amanda udayam – che elargisce ogni buona fortuna. Con i suoi insegnamenti, la sua vita, il suo esempio e le sue relazioni con gli altri, Sri Caitanya fa in modo di risvegliare la più grande fortuna in ogni essere vivente.  Sri Caitanya Mahaprabhu disse a Svarupa Damodara e a Ramananda Raya: “ Semplicemente cantando il santo nome di Krishna si può essere liberati da tutte le abitudini negative. Questo è il mezzo per risvegliare ogni buona fortuna e veder iniziare lo scorrere delle onde di amore per Krishna (Antya Lila 20.11)

Il Signore più misericordioso

La vita di Sri Caitanya era colma di amore nei confronti di tutti, colti e semplici, uomini e donne, bambini e perfino animali. Nella foresta di Jharikanda fece cantare a tutti gli animali il nome di Krishna ed essi si riempirono di una gioia incomparabile. Il suo amore è veramente per tutti e così Krishna das Kaviraj esorta i lettori della Caitanya Caritamrita a utilizzare la logica e a comprendere che la misericordia di Sri Caitanya è incredibile e meravigliosa (Adi Lila,8.15)

(dalla rivista Back To Godhead)

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Il Shaki

Shaki dream

Abbiamo intervistato uno chef di grande fama, ma che in Italia non è ancora minimamente conosciuto, Tal Deithali, nato in una nobile famiglia indiana che, come suggerisce il suo nome, vanta una lunga tradizione di grandi chef. Tal è anche un affermato creatore di combinazioni alimentari, già vincitore della Universal Food Award nel 2019. Tal ci ha rivelato la sua ultima creazione, lo Shaki, un piatto che promette di diventare famoso nelle cucine italiane.

D: Tal, ti abbiamo incontrato a New York alcuni mesi fa per il lancio dei tuoi biscotti ed ora eccoti qui in Italia per proporre il tuo nuovo piatto, il Shaki, di cosa si tratta?

Tal: Il Shaki ha richiesto vari anni di ricerche, è una rielaborazione del Kichari, la composizione miracolosa ayurvedica, prende ispirazione dal Borsh, un celebre piatto dell’Est Europa e attinge anche alla tradizione mediterranea. Insomma un piatto fusion, con delle caratteristiche uniche, è pratico, economico, leggero, completo, nutriente e salutare.

Il termine Shaki è un’unione di parole e di diverse fonti di ispirazione. Il termine Shaki è simile a shakti, l’energia che sostiene l’universo, definita anche Ki. E Sha ricorda il termine Sabji che è una composizione di verdure e ricorda anche il Sankirtan, il canto collettivo dei santi nomi di Krishna.

Il suo nome è anche ispirato a un piatto di una grandissima praticità, il sankirtan sabji, il suo autore è ancora sconosciuto, forse era un semplice devoto del sankirtan; si tratta di una versione più leggera del kichari, con meno riso e più verdure. Una vera e propria medicina, per le sue caratteristiche di leggerezza e valori nutritivi, e anche di bontà.

D: Il nome Shaki ricorda il Sushi, c’è qualche attinenza?

Tal: Qualche anno fa viaggiavo in auto quando a un certo punto vedo un enorme assembramento di persone in movimento davanti a un grande edificio e mi sono domandato cosa mai stesse accadendo. Fermo l’auto e scopro che era un grandissimo ristorante cinese, di nome Beijin, o qualcosa del genere. Scendo per scoprire di più. Vedo intere famiglie, giovani e anziani, bambini e adolescenti, bianchi e neri che entrano tutti entusiasti nel Beijin. Allora entro anch’io per capirci qualcosa di più. Vedo un’enorme sala grande quasi la metà di un campo di calcio e nel centro un’enorme isola, così si chiama, alla quale naturalmente giro attorno. E cosa vedo? gamberetti e gamberoni dall’aspetto terrificante, pesci morti ben allineati, strisce di pesce crudo, spaghetti di riso con vongole, altri pesci e pesciolini dagli occhi vitrei (che siano morti?), involtini di pesce e vari tipi di carne. Personalmente il pesce mi fa più ribrezzo della carne, e poi c’è un’aggravante, ovvero che la carne la vedi a fette, e ‘non vuoi sapere’ da dove viene, ma il pesce è intero, è proprio lui, intero, si, è proprio un pesce, ed è morto. Inoltre non solo le persone mangiano il pesce morto, ma anche crudo. Oggi davvero tutto è possibile. Mi sono allora domandato quanti ristoranti vegetariani ci sono in Italia e quanti assembramenti provocano. Da lì qualcosa, che a dire il vero era già in pentola, ha cominciato a ribollire.

In effetti il Shaki è nato indipendentemente dal paragone con il Sushi, ma vorrei fosse una buona alternativa. Certamente è molto più salutare, e deve essere economico bello e versatile. Il Shaki ha tutte le carte in regola per il successo.

D: Ma ipotizzi un ristorante solo con il Shaki?

Tal: No, si possono avere infiniti modi di mangiare il Shaki, bisogna essere creativi e al passo con i tempi. Accompagnarlo da piadine magari senza glutine, dolci buonissimi ma senza zucchero, latte burro e formaggi ahimsa, insalate coloratissime, pakora croccanti, samosa e tanto altro ancora, in un ambiente moderno, semplice ed elegante e tutto deve essere a un prezzo contenuto.

D: Qual è la caratteristica peculiare del Shaki?

Tal: Il Shaki è una fusion di Kichari indiano, si ispira alla cucina russa e mediterranea. E’ il ponte della salute, un ponte tra varie civiltà. E’ più leggero del Kichari, prevede una combinazione estremamente salutare di condimenti, erbe e spezie. Il Shaki prevede sempre un cereale in piccole quantità, un legume rigorosamente decorticato (dal, piselli secchi o fave decorticate o altro), verdure di stagione e barbabietole, evita o utilizza solo in piccole quantità i night shades, ovvero le solanacee (patate, pomodoro, peperoni e melanzane). Gli si aggiungono erbe aromatiche, olio di oliva, o ghi, zenzero fresco, pepe nero, curcuma e limone e alla fine un dash di yogurt o kefir.

Il Shaki è molto versatile, sempre diverso e colorato. Si possono utilizzare vari tipi di cerali, legumi e verdure, secondo la stagione calda, o fredda. Ecco la mia ricetta. A voi la creazione di innumerevoli altri Shaki!

50 gr di miglio, riso, avena o quinoa (se il riso non è basmati andrebbe tostato)

150 gr di mung dal, oppure di fave decorticate, piselli secchi o freschi

8 dl acqua

500 gr verdure miste di stagione tagliate a dadini di circa ½ cm (incluse 100 gr. di barbabietola cotta)

Una bella manciata di erbe e piante aromatiche miste tritate come basilico, salvia, maggiorana, timo, rosmarino, ortica, ecc. (anche l’alloro va bene ma lasciatelo intero e toglietelo a fine cottura)

Pepe nero macinato

Un pizzico di curcuma

Una noce di zenzero fresco grattugiato

Un pizzico di asafetida

Ghi, burro o olio extra vergine di oliva (di buona qualità)

Succo e scorza grattugiata di mezzo limone di grandezza media non trattato

Sale

Kefir o yogurt (facoltativo) da aggiungere dopo la cottura

 

Lavate bene il mung dal e mettetelo in pentola con l’acqua.

Portare a bollitura, togliete la schiuma e abbassate la fiamma.

Fate cuocere a pentola coperta per circa 20 minuti o finché il dal è ben cotto.

Aggiungete le verdure eccetto la barbabietola e fate cuocere per circa 15 minuti.

Aggiungete il riso basmati, le erbe tritate, la scorza di limone, le spezie e la barbabietola (se è cruda dovreste aggiungerla insieme alle altre verdure).

Fate cuocere a fuoco molto basso e a pentola coperta per altri 10 minuti.

Togliete il coperchio e aggiungete l’olio o il ghi, o il burro, il sale e il succo di limone.

Mescolate bene e ora offrite a Krishna con tutta la vostra devozione e gratitudine.

 

D: Chi si nasconde dietro il tuo nome, Tal?

Tal: Non mi voglio prendere troppo sul serio, e ho presentato il Shaki in modo sottilmente umoristico, ma con confondetevi! Niente più umorismo adesso, quello che propongo è importante, perché la salute di devoti e devote di questo movimento spirituale è fondamentale, ricordo che il Kichari, da cui deriva il Shaki, una sua versione ancora più leggera, è considerato dall’ayurveda una vera e propria medicina.

Srila Bhaktivinoda Thakur ci dice che ogni devoto deve tenere in grande considerazione quattro aspetti essenziali per il successo spirituale: la sua salute; il servizio o il lavoro che svolge; le relazioni, come le amicizie e il matrimonio; e la sadhana. La sadhana (le pratiche spirituali) è apparentemente in ultima posizione ma è l’aspetto più importante e proprio per questo necessita che noi ci prendiamo cura di noi stessi nel migliore dei modi per poterla praticare nei migliore dei modi.

Gopinath Prema das

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Vedere Krishna

Quando vediamo una persona bella il nostro cuore in una certa misura si scioglie. Immaginiamo come si scioglie il cuore nel vedere Krishna che è l’origine di ogni bellezza e di ogni fascino. L’anima ha una naturale attrazione verso la bellezza, proprio perché è naturalmente attratta da Krishna. Se siamo attratti dalla bellezza dovremmo rivolgerci verso Krishna. L’occhio che si trova sulla piuma di pavone non ha alcuna utilità pratica. Allo stesso modo gli occhi che non desiderano vedere il Signore non ci danno un vero beneficio e inevitabilmente ci portano ad essere attratti dalla bellezza materiale, che è solamente l’ombra della bellezza di Krishna. Gli occhi di chi vede la bellezza di Krishna possono vedere veramente.

Nella sua spiegazione al testo 2.22 dello Srimad Bhagavatam, Srila Prabhupada scrive che solamente l’impegno nel servire il Signore, specialmente nel decorare il tempio, servire la Murti, tenere dei kirtan melodiosi e ascoltare gli insegnamenti spirituali delle scritture può salvare gli esseri umani dall’attrazione per le canzoni materiali e dai mass media pieni di messaggi negativi e di una sessualità distruttiva.

Srila Prabhupada nella sua spiegazione al verso 2.3.23 scrive che i devoti non avvicinano mai il Signore direttamente, invece essi cercano di soddisfare i servitori dei servitori del Signore proprio perché si arriva alla pura devozione solo servendo con sincerità un puro devoto del Signore. In questo modo il Signore sarà soddisfatto.

Nella Brahma Samhita è detto che il Signore non si può trovare diventando un grande studioso della letteratura Vedica. Ma è facilmente avvicinabile grazie ai Suoi puri devoti. In altre parole, Krishna appartiene ai Suoi puri devoti che Lo amano di un amore puro e senza condizioni, e soltanto loro sono in grado di dare Krishna a un altro devoto perché non si può mai raggiungere Krishna direttamente.

Sempre nel verso 23 Prabhupada spiega che a Vrindavana, tutti i puri devoti pregano per avere la misericordia di Srimati Radharani perché Lei è la potenza di felicità del Signore. Srimati Radharani è l’equivalente femminile, compassionevole e dal cuore molto dolce, di Krishna, che è il Supremo completo, e corrisponde alla perfezione della natura femminile di questo mondo. Quindi la misericordia di Srimati Radharani può essere sempre ottenuta dai devoti sinceri. Quando Lei raccomanda un devoto a Krishna, immediatamente il Signore accetta quel devoto nella Sua compagnia. La conclusione è che dovremmo essere più desiderosi di cercare di ottenere la misericordia, la benevolenza e l’amicizia dei devoti del Signore che la misericordia diretta del Signore e grazie alla loro buona attitudine nei nostri confronti, la nostra attrazione per servire il Signore si risveglierà naturalmente.

(tratto da un articolo di Bhurijana prabhu dal suo libro Unveling His lotus feet)

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Prepariamo il burro

 

Noi Gaudiya Vaishanava, dovremmo seguire lo stato d’animo dei Vrajavasi. Tra i Vrajavasi il sentimento e il servizio di devozione delle gopi è considerato il più elevato. Durante il giorno, le gopi erano sempre impegnate principalmente in un’attività: frullavano il latte per ottenere il burro. Come possiamo seguire questa pratica in questa era di Kali-yuga? Possiamo facilmente seguire le gopi ‘frullando’ i versi delle scritture della bhakti, in particolare della Bhagavad Gita e dello Srimad Bhagavatam. Se proviamo sinceramente a frullare questi versi con amore e devozione, allora per la misericordia del Signore Supremo potremmo essere ricompensati con un burro molto morbido e delizioso.

Scegliamo un famoso verso della Bhagavad Gita,

tasmāt tvam uttiṣṭha yaśo labhasva

jitvā śatrūn bhuṅkṣva rājyam samṛddham

mayaivaite nihatāḥ pūrvam eva

nimitta-matram bhava savya-sacin

“Perciò alzati. Preparati a combattere e otterrai la gloria. Conquista i tuoi nemici e godrai di un regno fiorente. Tutti i guerrieri sono già stati uccisi per Mio ordine e tu, o SavyasācÄ«, puoi essere uno strumento nella battaglia.”

(BG 11.33)

Ora preghiamo Srila Prabhupada poi proviamo ad esaminare ogni singola riga della traduzione del verso e vediamo che tipo di burro ne verrà fuori.

Krishna dice: “Perciò alzati, la mia bhakti significa azione. Il Bhakti-yoga non vuol dire stare seduti in ozio, ma agire per Krishna. Ecco perché il Mio eterno compagno che ho mandato per guidarti e che tu chiami amorevolmente Srila Prabhupada, ha tradotto il termine bhakti come servizio devozionale e NON con semplicemente devozione.”

Krishna continua: “Preparati a combattere e a ottenere la gloria, se sei Mio devoto, preparati a servire il mio progetto di dare la possibilità a tutte le anime condizionate di tornare da Me, da Dio. Arruolati per unirti al Mio esercito (stando con i Miei devoti). Arruolarsi è molto facile e con un po’ di energia (la fede) puoi unirti a loro. Tutte le nuove reclute iniziano con un addestramento, che comincia immediatamente e iniziano a praticare la coscienza di Krishna. La disciplina è obbligatoria: devi seguire diligentemente tutte le regole della coscienza di Krishna.

L’addestramento non è solo fisico ma anche mentale, intellettuale e anche oltre. Tutto è molto utile in questa guerra, recita sinceramente il santo nome, leggi attentamente le Scritture che io e i Miei devoti vi abbiamo lasciato. Medita su di esse e applicale nella tua vita.

Ci sono delle prove programmate e anche a sorpresa: sii pronto a mostrare la tua sincerità quando affronti le sfide della vita. Dopo aver superato le prove (con alcuni lividi e delle belle lezioni), sarai invitato a unirti formalmente a un’unità del Mio esercito: il rifugiarti in un guru autentico in una sampradaya vaishnava.

Ora sei un ufficiale del Mio esercito: sei iniziato. Dopo essere stato nominato formalmente nel Mio prestigioso esercito, riceverai delle informazioni e dei vantaggi aggiuntivi: gradualmente l’essenza di tutte le scritture inizierà a esserti rivelata nel cuore. Nel frattempo non stare in ozio ma inizia a parlare agli altri di Krishna, ripeti semplicemente quello che hai letto, non aggiungere o sottrarre nulla, perché perché un soldato possa sopravvivere nell’esercito (o in una guerra) la disciplina è fondamentale. A poco a poco avrai delle armi (le realizzazioni) che ti renderanno più forte ogni giorno di più (una crescente fede). Potenziato con queste armi (le realizzazioni) e con la forza (la fede) otterrai la gloria. Conquista i tuoi nemici: ci sono diversi tipi di nemici, esterni e interni.

Il nemico esterno è maya: l’oblio della nostra relazione eterna con Krishna.

Interno: i nemici interni sono molto pericolosi. Questi sono kama (lussuria), krodha (collera), lobha (avidità), moha (attaccamento), mada (orgoglio) e matsarya (invidia).

L’ultima battaglia è conquistare i cinque tipi di attaccamenti materiali: l’ignoranza, il falso ego, l’attaccamento al mondo materiale, l’invidia e l’assorbimento nella coscienza materiale.

Godrai di un regno fiorente: c’è solo un regno che fiorisce eternamente: Vaikuntha. È eterno, pieno di conoscenza e pieno di gioia. A confronto, il mondo materiale è temporaneo e pieno di sofferenze. Gli altri soldati sono già morti per Mia disposizione; coloro che non si rifugiano nei Miei devoti rimangono per sempre nel ciclo di nascite e morti. La loro coscienza rimane ridotta a un livello di 1/10.000 della punta della cima di un capello!

O SavyasācÄ«, puoi essere solo uno strumento nella battaglia: ognuno dei Miei cari devoti può diventare uno strumento nelle Mie mani e godere della Mia compagnia. Per questo non devi nemmeno aspettare di lasciare questo corpo ed entrare a Vaikuntha (o Goloka Vrindavana) ma sarai in grado di vedere la Mia presenza in tutto ciò che ti circonda e potrai ascoltare le Mie istruzioni dall’interno. Con una promozione graduale avrai anche il privilegio di bere il Somarasa: nel tuo cuore gusterai il ​​nettare mentre leggi le scritture della bhakti.’

L’obiettivo della vita non è semplicemente oggetto di dibattiti o di speculazioni. Lo scopo supremo della vita è realizzare il supremo, Dio, la Persona suprema. Il Buddhi-yoga, o coscienza di Krishna, significa essere assorti a servire il Signore Supremo. In altre parole, significa diventare uno strumento per la Sua soddisfazione. Dobbiamo essere pieni della Sua potenza spirituale; così rafforzati, dobbiamo quindi fare della diffusione delle Sue glorie trascendentali il nostro primo dovere nella vita. Per mezzo di queste potenti attività missionarie, innumerevoli jiva (anime) possono provare una gioia spirituale infinita.”

Giriraj das

(Renunciation Through Wisdom, capitolo 5)

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Associazione Culturale, Comune di Bologna, Protocollo Generale, PG 197478/2019 del 02/05/2019

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