Come preghiamo Krishna?

Lo Srimad-Bhagavatam presenta le preghiere di grandi devoti del Signore che possono guidarci nella nostra vita di preghiera.

“Perciò, sebbene io sia nato in una famiglia demoniaca, posso senza dubbio offrire con grande sforzo le mie preghiere al Signore, per quanto me lo permetta la mia intelligenza. Chiunque sia stato costretto dall’ignoranza a entrare nel mondo materiale può vincere la contaminazione della vita materiale se offre preghiere al Signore e ascolta le Sue glorie.” (7.9.12)

Non riuscivo ad affrontare questa scioccante notizia. Il medico ci disse che,  “Il cancro si è diffuso velocemente; ha solo pochi giorni di vita”. Il nostro amico Stoka Krishna Dasa aveva trentaquattro anni e sua moglie aveva appena dato alla luce una bambina.

“Non è giusto”, protestò la mia mente. “Ha appena iniziato una nuova vita”.

Mentre delle emozioni come lo stupore e la tristezza si agitavano nel mio cuore, ho raccolto della forza per andare a visitare Stoka Krishna. Cosa potevo dirgli per consolarlo? Ero nel buio.

Ma con mia piacevole sorpresa, lui era sereno. Tra le tante cose di cui mi parlò quella sera di quindici anni fa, la sua realizzazione sulla preghiera risuona ancora profondamente nel mio cuore.

“Se non possiamo ringraziare Dio per tutti i doni che ci fa quando siamo in salute, non riusciremo a ricordarLo quando inizierà a portarci via tutto”.

Nella nostra vita riceviamo molte benedizioni. La nostra salute, le nostra situazione economica e la nostra famiglia, oltre a molte esperienze quotidiane, sono le benedizioni di Dio su di noi. Tuttavia, un giorno tutto finirà; tutto quello che ci è caro nella nostra vita ci sarà portato via. E il nostro successo spirituale dipende da quanto siamo grati quando lasciamo questo corpo ed entriamo nell’aldilà. Ma è estremamente difficile praticare la gratitudine quando le cose a cui siamo attaccati ci vengono strappate via, soprattutto se non abbiamo ringraziato Dio quando le abbiamo ricevute. Quindi le Scritture ci insegnano che la gratitudine e l’apprezzamento sono elementi essenziali della preghiera. E la preghiera è una pratica quotidiana del sincero bhakti-yogi.

I quattro elementi di preghiera

Spesso confondiamo la preghiera con il chiedere delle benedizioni a Dio. Ma lo Srimad-Bhagavatam ci rivela che prima di chiedere a Dio di darci quello che vogliamo, faremmo bene ad esaminare le altre componenti della preghiera. Un devoto di Krishna impara a pregare studiando le preghiere dei grandi devoti.

Le preghiere della regina Kunti nel Primo Canto dello Srimad-Bhagavatam ci insegnano prima a lodare il Signore, poi a esprimere le nostre stesse squalifiche, poi a ringraziarLo per tutto quello che ci ha dato e infine a chiederGli le benedizioni che desideriamo.

Quando Kunti, la madre dei cinque Pandava, vide che Krishna li stava lasciando per tornare nella sua dimora a Dwaraka, ne rimase sconvolta. Krishna aveva protetto i suoi figli durante la guerra fratricida descritta nel Mahabharata e anche in altre occasioni. Desiderava che Krishna restasse con loro e nel disperato tentativo di impedirgli di lasciare Hastinapura, gli offrì le sue sincere preghiere. Ma la prima cosa che fece non fu di chiedere a Krishna di restare; invece, glorificò lo straordinario potere di indipendenza di Krishna, che Egli mostra rimanendo invisibile a tutti gli esseri viventi sebbene sia presente nel cuore di tutti. Kunti ci rivela che Krishna è come un esperto attore che non è riconoscibile dalle persone ignoranti.

Poi presenta la sua inadeguatezza per conoscere Krishna. Dice di essere una donna semplice e che solo i saggi veramente realizzati possono conoscerLo. Srila Prabhupada scrive nella spiegazione di questo verso che Krishna riconosce la sincerità di intenti e la semplicità nell’accettare l’autorità del Signore, come mostra Kunti, e che queste qualità sono più efficaci dell’esteriore e insincero fervore religioso.

Kunti Devi ringrazia Krishna per tutto l’aiuto che ha fornito alla sua famiglia

Spesso esprimiamo gratitudine a Dio per tutto quello che ha fatto per noi, e questo di solito si esprime in senso generale. Tuttavia Kunti spiega in dettagli specifici come Krishna protesse lei e i suoi figli da molti pericoli. Ci insegna così che la gratitudine è dimostrata più da una descrizione specifica delle benedizioni del Signore su di noi che da un’espressione generale di gratitudine. Il ricordo della specifica gentilezza di Dio su di noi ci aiuta a connetterci al Suo amore a un livello più profondo.

Verso la fine delle sue preghiere, Kunti Devi chiede a Krishna di poter abbandonare tutti i suoi legami materiali e di permetterle di fissare la sua mente esclusivamente in Lui. Non vuole distrazioni sulla via del servizio devozionale al Signore.

Perché i puri devoti non chiedono delle benedizioni materiali

Prahlada ha mostrato lo stesso stato d’animo di Kunti Devi. Quando il Signore gli chiese di accettare una benedizione, si rifiutò, dicendo che non era interessato a una relazione commerciale con Dio. Voleva servire il Signore per il Suo piacere, e non voleva nulla in cambio. Su insistenza del Signore, Prahlada alla fine accettò una benedizione, ma non per se stesso; chiese che suo padre fosse perdonato e che gli fosse concessa la liberazione.

Il sesto canto dello Srimad-Bhagavatam rivela le preghiere di Vritrasura. Il quale dice con enfasi che non vuole un regno grandioso o dei poteri yogici. Non desidera né la liberazione dal ciclo di nascite e morti né un’opulenza più grande di quella delle dimore celesti. Cerca semplicemente di essere unito a Dio nel servizio di amore.

I puri devoti di Krishna si rifiutano di prendere da Lui dei doni materiali perché sanno che tutte le benedizioni nel mondo materiale sono temporanee e piene di sofferenza. Noi cerchiamo il piacere, ma questo mondo dà solo sofferenze e continui ostacoli.

La sofferenza può essere definita come il ricevere quello che non vogliamo e non ricevere quello che vogliamo. In molti casi lo Srimad-Bhagavatam rivela questa particolarità del mondo materiale. Ad esempio, Maharaja Anga diventò infelice perché suo figlio Vena era crudele. Anche da bambino, Vena uccideva i suoi amici durante i giochi. Anga divenne così frustrato dal suo fallito tentativo di correggere suo figlio che rinunciò al suo regno. All’opposto, Hiranyakashipu fù benedetto da un figlio santo, Prahlada, ma si lamentò del fatto che suo figlio non fosse un eccellente demone. Come sarebbero stati felici lui e Anga se avessero cambiare ruolo! Sentiamo anche del re Citraketu, che pur avendo molte mogli era infelice perché nessuna di loro poteva dargli un figlio. Ognuna di queste persone descritte nel Bhagavatam soffriva per non poter ottenere quello che voleva.

Perciò Srila Prabhupada ci ha dato la migliore benedizione da chiedere a Dio: l’opportunità di servirLo disinteressatamente. Dhruva aveva desiderato un regno più grande di quello di suo nonno, Brahma, ed era determinato a ottenere le più grandi ricchezze materiali. Ma quando il Signore gli apparve, si pentì di aver coltivato quei desideri. Disse candidamente al Signore che avendolo visto, ora aveva ottenuto un prezioso diamante e per tutto il tempo aveva cercato solo dei cocci di vetro.

Ma non sono un puro devoto; ho dei desideri materiali!

Come Dhruva, possiamo iniziare le nostre preghiere devozionali dal livello dell’onestà. Se abbiamo dei desideri materiali, invece di negarli artificialmente, possiamo pregare Dio per purificare il nostro cuore. E se il Signore lo desidera, esaudirà il nostro desiderio.

Come nuovo devoto nell’ashram, desideravo aver un buon voto nei nostri esami mensili della Bhagavad-gita. Sapevo che era un desiderio sciocco da coltivare, dato il fatto che i brahmachari nell’ashram avevano lasciato tutte le attività materiali semplicemente per servire il Signore e i Suoi devoti. Competere con loro anche in questo semplice esame, non mi conveniva. Sapevo che non sarebbe stato giusto. Tuttavia il mio background accademico e competitivo mi spingeva a competere con loro. Incapace di risolvere questo conflitto interiore, mi sono rivolto al mio mentore nell’ashram per avere dei consigli. Da allora le sue parole sagge mi hanno guidato. Mi disse che è meglio confessare onestamente a Dio il nostro desiderio, come il mio desiderio di arrivare primo agli esami. Ma aggiunse che alla fine possiamo includere una piccola richiesta. Possiamo dire a Krishna: “O Krishna, sono così sciocco che cerco di arrivare per primo a questi esami e voglio davvero che questo desiderio venga soddisfatto. Ma, o Krishna, per favore dammi dell’intelligenza in modo tale che la prossima volta che verrò di fronte a Te, chiederò delle benedizioni che saranno per il mio migliore interesse. Fammi desiderare delle benedizioni che mi aiutino ad avvicinarmi a Te. Lascia che ti chieda cose che mi aiutino a servire i Tuoi sinceri devoti”.

Una preghiera come questa ci aiuta a soddisfare i nostri desideri, ma possiamo esprimere anche la nostra sincerità nel cercare qualcosa di più elevato.

Come possiamo crescere nelle nostre preghiere?

Aryaman aveva dodici anni quando l’ho visto correre per andare agli esami con la sua divinità di Jagannatha in una mano e il suo astuccio di penne nell’altra. Gli ho chiesto perché stava portando il Signore per gli esami di scuola. Mi disse che portava sempre con sé il suo Signore. Non appena l’insegnante distribuisce il foglio con le domande, Aryaman mostra prima il foglio alla sua divinità, che siede sul tavolo e osserva il Suo devoto scrivere l’esame. Dopo aver finito di rispondere alle prove, mostra di nuovo il suo foglio al Signore e poi lo presenta all’insegnante. Questo è un modo semplice che ha escogitato per diventare cosciente di Dio ed evolvere nella sua relazione di preghiera con Krishna. I suoi genitori lo hanno aiutato a ricordare in modo creativo Krishna in un modo speciale.

L’essenza di tutte le regole che pratichiamo nella coscienza di Krishna è ricordare sempre Krishna e non dimenticarLo mai. Possiamo accettare tutto ciò che funziona meglio per aiutarci a ricordare il Signore. A differenza di Aryaman, per voi potrebbe essere il cantare dei bhajana o vestire le divinità oppure cantare i santi nomi o ascoltare delle lezioni di Srimad-Bhagavatam. Basta che funzioni. In un modo o nell’altro abbiamo bisogno di fissare la nostra mente su Krishna.

La gratitudine nella vita quotidiana è un altro modo pratico per migliorare le nostre preghiere. Se hai sete e qualcuno ti offre un bicchiere d’acqua, molto probabilmente gli dirai grazie. Ma Dio non fornisce quotidianamente e in modo illimitato acqua, aria, calore, sole? La consapevolezza dei doni quotidiani, specialmente di quelli che abbiamo ricevuto nelle ultime ventiquattro ore, è un modo eccellente per mantenere fresche ed emozionanti le nostre pratiche di gratitudine.

Ora una domanda mi appare nella mente: mentre Stoka Krishna Dasa poteva vedere l’amore di Dio anche nel suo cancro, riesco io a vedere l’amore di Krishna ora che sono in buona salute? È venuto il momento di gioire dei doni quotidiani di Dio con gratitudine, perché a fra brevi giorni dovrò ringraziarlo per una vita che è passata rapidamente e mi ha riempito di molte benedizioni. Mai come ora mi sono reso conto di aver ricevuto così tante benedizioni.

Braja Bihari das

(dalla rivista Back to Godhead)

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Proficuo 2022, all’insegna del risveglio spirituale

Possa quest’anno essere propizio per ognuno di voi!

Il 2022 sarà un anno di sfide, di grandi cambiamenti: un anno duro e difficile, ma anche una preziosissima opportunità per scoprire chi siamo e qual è la nostra missione in questa vita.

Il caos, la paura e la conflittualità sociale non svaniranno come bolle di sapone. Non c’è nessun principe azzurro che verrà a salvarci, non c’è alcuna fatina che risolverà i problemi per noi.

A prescindere da chi ha causato tanto malessere, siamo noi a dover riparare i guasti, anche perché in parte abbiamo contribuito noi stessi a crearli. L’ingiustizia e il disordine che ne deriva sono molto diffusi e molti di noi, consapevoli o inconsapevoli, direttamente o indirettamente, sono in parte responsabili di quel che è accaduto e continua ad accadere.

Ognuno di noi dovrebbe prendersi la propria parte di responsabilità per gli errori che ha compiuto, per le piccole o grandi ingiustizie di cui è stato diretto artefice o complice silenzioso nei confronti di tante persone fragili, e che dire nei confronti dei miliardi di animali macellati senza pietà o sfruttati negli allevamenti intensivi, infliggendo loro indicibili sofferenze.

Come sappiamo, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, e ognuno avrà molto a che fare con i propri, per cui auspico che tutti abbiano imparato e continuino ad imparare a rimanere stabili nelle proprie responsabilità. Perché soltanto così si può veramente trasformare la distruzione dei valori materiali e spirituali tuttora in corso. Non siate passivi e non incolpate gli altri, non perché non abbiano colpe, bensì perché siamo, seppur in diversa misura, tutti complici dello stato di fatto in cui ci troviamo. Cominciamo dunque con il risolvere i nostri problemi, individuali e collettivi. È il momento in cui ognuno di noi dovrebbe fare tutto quello che gli è possibile per liberarsi dai condizionamenti, e diventare credibile per aiutare altri a fare altrettanto.

Ricordiamo i morti, i malati, i radiati dagli albi, i disoccupati, i ricattati, i licenziati, i sospesi senza stipendio, i rovinati dalle politiche socio-economiche poste in atto nell’ultimo biennio. Ricordiamo tutti coloro che sono stati depredati di importanti diritti costituzionali e forzati a fare scelte contro il loro volere. Tra loro ci sono professionisti che hanno fatto giuramenti deontologici e ora si trovano a rinnegarli, magari sotto indebite pressioni.

Quanto rancore stanno accumulando le vittime, e quale destinazione prenderà quel rancore? Per certo, non svanirà nel nulla.

Nel Mahabharata è scritto che la reazione karmica riconosce l’autore dell’azione come un vitello riconosce la propria madre anche in una mandria di migliaia di vacche, e va diretto da chi l’ha partorito. Così il karma, per sentieri invisibili, ricade su chi lo provoca. Similmente, la conflittualità, l’odio, il rancore non fluttueranno a lungo nell’aria come gas di scarico, ma si abbatteranno su chi li ha generati.

Chi vivrà vedrà. Ci sono tante persone che messe alle strette e in angoscia, hanno scoperto la dimensione etica e spirituale, e hanno capito l’urgenza di confrontarsi con se stesse allo scopo di capire bene se questa è la società ideale nella quale vogliono vivere. Facciamo attenzione a tutti coloro che durante questo terribile biennio si sono risvegliati dal torpore e guardandosi attorno si risolvono a voler diventare la migliore versione di se stessi, perché quest’ultimi contribuiranno significativamente alla ricostruzione della pace sociale, della cooperazione, dell’amicizia e dell’Amore.

Viviamo un tempo di sfide drammatiche, ma quando le menzogne si riveleranno per quello che sono, anche coloro che per paura o interesse si rifiutavano di vedere e capire, capiranno mentre la Storia giudicherà l’accaduto, individuando le responsabilità dei tanti soprusi, dei protagonisti e dei loro complici, e tutti dovranno rispondere alla legge umana e divina del loro comportamenti.

Ci sono le vittime dei soprusi, ed è giusto che vengano riconosciute e risarcite per quel che hanno sofferto, almeno materialmente. Ma non possiamo esaurirci nel perseguire la giustizia dei tribunali, bensì dobbiamo anche gettare le fondamenta per preparare una società migliore, tornando alla filosofia dell’amore e alla prassi per applicarla (Bhakti-Yoga), ovvero ponendo al centro Dio e la nostra relazione d’amore con Lui, con tutti i viventi e il creato.

Mentre i tribunali faranno la loro parte, noi che giudici non siamo, dobbiamo prepararci a fare la nostra per calmare gli animi e invitare tutti a partecipare all’edificazione di un mondo migliore, fondato su verità, compassione, giustizia e Amore. 

Proponiamoci dunque di non coltivare odio, né vendetta, bensì Amore.

Concludo con una citazione dal Mahabharata “Chi sostiene il dharma, dal dharma è sostenuto, chi calpesta il dharma, è dal dharma schiacciato.” [Adi Parva]

Il mio augurio è che acceleriate il processo del risveglio spirituale e che esercitiate la misericordia, che esercitiate la carità, il perdono, la riconciliazione.

Non necessitiamo d’indurire lo scontro, di rendere ancora più violento il confronto. Necessitiamo esattamente del contrario.

La nostra parte non è quella di giudicare e condannare, bensì quella di per domani e aiutare chi lo desidera a correggersi.

Grazie a tutti. Buon anno. Proficuo 2022, all’insegna del risveglio spirituale e della pratica d’Amore.

Marco Ferrini (Matsya Avatar das)

(trascrizione del video dallo stesso titolo, rivisitata dall’autore)

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Una società agricola per una vita semplice e un pensiero elevato

Nella cultura vedica, i deva e Dio stesso forniscono tutto il necessario per vivere a chi svolge una vita semplice in contatto con la natura, lavorando la terra, proteggendo le mucche e glorificando il Signore.

Un’alternativa alla moderna civiltà dei mattatoi

Un’antica e valida alternativa alla moderna civiltà dei mattatoi è l’avere una comunità basata sul lavoro agricolo che vive in modo semplice coltivando un pensiero elevato.

È possibile vivere confortevolmente una vita semplice e in armonia con la natura. Tutto ciò che è richiesto è un po’ di terra, delle mucche e dei cereali. Una volta soddisfatte queste tre condizioni, possiamo ottenere tutto ciò che ci necessita per condurre una vita semplice. Una vita semplice non significa una vita disagiata ed è una alternativa alla vita frenetica di città.

E’ strano vedere che nella nostra società dove la tecnologia è così avanzata, nonostante ci siano tanti metodi per risparmiare tempo, sembra che la maggior parte della gente non abbia tempo libero per fare qualcosa che non sia mangiare, dormire e lavorare.

Molte persone usano la maggior parte del loro tempo per raggiungere il posto di lavoro, facendo un lavoro che non li soddisfa, solo per pagare le imposte. Se c’è un po’ di tempo libero, l’alternativa è il bar, la televisione, i social media, oppure prendere delle droghe per svagarsi; queste sembrano essere le migliori attività da svolgere.

In una comunità agricola basata su una vita semplice e un alto pensare, non ci sono bollette da pagare, tutto può essere prodotto dalla terra senza nessun costo. Se è richiesto del denaro, la produzione in eccesso può essere venduta nel mercato. Se si conduce una vita a scopo spirituale non c’è necessità di droghe o di televisione, e i residenti della comunità saranno pacifici e felici.

Vita semplice significa essere impegnati in attività come l’aratura dei campi e la mungitura delle mucche per tre o quattro ore durante la giornata e, nel tempo rimanente, è possibile studiare le scritture, ponderare il significato della vita svolgendo molte altre attività culturali.

Queste comunità agricole sono il posto ideale per artisti, artigiani, letterati e musicisti. Lo scopo della vita umana come è rivelato nelle scritture vediche è quello di porci domande riguardo al significato della vita: “Chi sono io? Cos’è la vita? Perché sono in questo mondo? Perché sto soffrendo? Quale è lo scopo della vita?” Sfortunatamente il moderno stile di vita altamente tecnologico non permette di avere il tempo per porci queste domande e il risultato è che oggi la maggior parte delle persone stanno sprecando la loro vita, cercando di ottenere sempre più facilitazioni per il piacere dei sensi.

Le comunità agricole, basate sul condurre una vita semplice coltivando un pensiero elevato, provvedono uno stile di vita alternativo, avendo tempo a disposizione per porsi domande sul significato della vita.

Una soluzione al problema della disoccupazione

La tecnologia ci ha permesso di costruire trattori e computer, tuttavia ha fallito nel fornire posti di lavoro alle persone disoccupate dovuto a queste “meraviglie”. Ci sono certamente molte nuove opportunità nel campo tecnologico per i tecnici più intelligenti, tuttavia, non tutti sono così intelligenti.

Ogni persona ha diverse abilità a diversi livelli. Una società giusta dovrebbe provvedere a tutti dei lavori adatti alle loro tendenze e abilità. La tecnologia ha abolito la maggior parte dei lavori manuali, lavori di ufficio e lavori agricoli, questo significa che sono aumentati i disoccupati o coloro che lavorano non stanno esattamente lavorando secondo le loro capacità. Una certa percentuale di giovani è ora disoccupata. Ma anche tra coloro che sono impiegati, molti di loro sono sfruttati in lavori come cassieri di supermercato, al punto di essere scartati quando diventano troppo vecchi.

Le comunità basate sul vivere semplice con un pensiero elevato provvedono a una soluzione pratica per questa generazione in difficoltà, dando loro l’opportunità di impegnarsi in lavori validi, secondo le loro capacità. Dando loro la capacità di riguadagnare la loro dignità e uno scopo di vita.

Nella cultura cristiana, Sant’Isidoro e sua moglie Maria ricevono aiuto dagli angeli nel loro lavoro agricolo.

Dio ha fatto la campagna, l’uomo ha fatto la città

La campagna e le foreste sono nell’influenza della virtù e quindi provvedono un’atmosfera perfetta per coloro che sono interessati a sviluppare l’aspetto spirituale della vita. C’è una pace nella campagna che un cittadino non può nemmeno sognare. La vita di città è sotto l’influenza della passione e dell’ignoranza, e vivendo in un tale luogo si diventa passionevoli e ignoranti.

Sebbene ne esistano già centinaia, c’è un urgente necessità di stabilire sempre maggiori comunità che basano la loro vita su una vita semplice e un pensiero elevato per dare la possibilità alla gente di prendere, al meno momentaneamente, un break da un ambiente inquinato e pieno di stress. Anche se essi vivono una settimana o solo un fine settimana in queste comunità, saranno beneficiati.

Delle mucche, della terra e una riserva di cereali, sono tutto il necessario per una vita confortevole. Nonostante tutto ciò che sta succedendo nel mondo, le mucche saranno munte, la terra sarà coltivata con l’aiuto dei buoi e cibi deliziosi possono essere preparati con i prodotti del latte e i cereali.

L’uomo d’affari con un grande conto in banca e una fabbrica di dadi e bulloni, non può nutrirsi di dadi e bulloni e a ogni momento la sua fortuna nella banca può diventare inutile. In contrasto la vita semplice e il pensiero elevato di un contadino con mucche, cereali e terra ha una ricchezza reale, pratica che non sarà persa nei tempi di crisi economica.

Le mucche e la pace nel mondo

Noi possiamo aspettarci la pace solo quando le mucche ritorneranno alla stalla dopo il pascolo. Noi possiamo vivere in pace solo quando lasciamo gli altri esseri viventi vivere in pace. Se non vogliamo dare la pace, non ci sarà garanzia per la nostra pace. Coloro che con clamore desiderano la pace dovrebbero sapere che gli animali hanno diritto di esistere nella creazione di Dio quanto noi ne abbiamo diritto. Le azioni sbagliate degli uomini non devono diminuire i diritti degli animali.

Srila Prabhupada spiega: “Il toro è l’emblema dei principi morali e la mucca rappresenta la terra. Quando il toro e la mucca sono felici, possiamo capire che la popolazione nel mondo è felice. La ragione è che il toro aiuta nella produzione dei cereali e la mucca dona il suo latte che è un insieme di valori nutritivi miracolosi. La società umana quindi dovrebbe mantenere questi due importanti animali con cura così che essi possano andare ovunque allegri e contenti. Al momento presente, in questa età di Kali, la mucca e il toro sono macellati e diventano il cibo di una classe di uomini che non conoscono la cultura brahminica. Il toro e la mucca possono essere protetti per il bene della società umana semplicemente diffondendo la cultura brahminica come la più elevata perfezione culturale. Mediante lo sviluppo di questa cultura, viene sostenuta la moralità sociale, mentre la prosperità e la pace vengono anch’essa ottenute senza altri sforzi.” (Srimad Bhagavatam 1.16.18)

Srila Prabhupada inoltre dice: “Un altro sintomo dell’età di Kali è la condizione sofferente della mucca. Mungere la mucca significa estrarre i principi religiosi in forma liquida. I grandi rishi e muni (saggi e filosofi) vivevano solamente nutrendosi di latte. Srila Sukadeva Goswami visitava le case dei capifamiglia durante la mungitura e riceveva una piccola quantità di latte. Fino a cinquant’anni fa, nessuno negava a un sadhu un po’ di latte. Ogni capofamiglia donava latte come se fosse acqua. Per gli aderenti ai principi vedici, è dovere di ogni capofamiglia avere mucche e buoi. Non solo per ottenere del latte, ma anche perché in quel modo si sostengono i principi della religione. Per loro, l’adorazione delle mucche è un principio religioso simile al rispetto per i brahmana. Il latte della mucca è richiesto per il fuoco sacrificale, e mediante il compimento dei sacrifici, il capofamiglia può diventare felice. Il vitello, non solo è bello da vedere, ma dà piacere alla mucca in modo che ella produce una grande quantità di latte. Purtroppo, in Kali Yuga, i vitelli sono separati dalle mucche appena nati, per degli scopi che non possono essere riportati nelle pagine dello Srimad bhagavatam. Il sudra mungitore munge la mucca in modo artificiale, e quando non c’è più latte, la mucca è mandata al mattatoio. Queste attività sono atti peccaminosi molto gravi e sono responsabili di tutti i problemi della società moderna. La gente non si rende conto di ciò che sta facendo per lo sviluppo economico. L’influenza di Kali li manterrà nell’oscurità dell’ignoranza. Oltre i loro sforzi per cercare la pace e la prosperità, essi dovrebbero fare in modo che le mucche e i tori siano felici in ogni circostanza. La gente sciocca non sa come ottenere la felicità rendendo le mucche e i buoi felici. Ma questa è una legge della natura. Accettiamo questo da un libro autorevole come lo Srimad Bhagavatam, e adottiamo questo principio per una felicità completa dell’umanità.” (Srimad Bhagavatam 1.17.3)

Srila Prabhupada continua ulteriormente: “I panca-gavya, i cinque prodotti donati dalla mucca, cioè latte, yogurt, ghi, sterco, urina, sono necessari in tutte le cerimonie rituali compiute in accordo ai veda. Poiché l’urina e lo sterco della mucca sono elementi puri, possiamo solo immaginare quanto la mucca sia importante per la civiltà umana. Quindi, Krishna, Dio la Persona Suprema, sostiene go-raksya, la protezione delle mucche. L’uomo civilizzato che segue il sistema del varnashrama, specialmente coloro che appartengono al varna dei vaishya, e s’impegnano nell’agricoltura e nel commercio, devono proteggere le mucche. Sfortunatamente, le persone  di kali yuga sono mandah, cattivi e sumanda-matayah, fuorviati da falsi concetti di vita, stanno uccidendo milioni di mucche. Quindi essi mancano di coscienza spirituale, e la natura li disturba in molti modi. Specialmente con malattie incurabili come il cancro, e con frequenti guerre fra le nazioni. Finché la società umana permetterà che le mucche siano uccise con regolarità nei mattatoi, non ci potrà essere né pace né prosperità.” (Srimad Bhagavatam, 8.8.11)

om tat sat

(Serie di articoli tradotti e compilati da Vasudeva Datta das, sulla base di ricerche esposte dal Dott. Sahadeva dasa – Sanjay Shah – nei suoi libri, reperibili in lingua inglese sul sito http://www.cowism.com)

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Note per il 2022

Apprezzando i devoti: ecco un bellissimo dipinto dell’avatara Varaha fatto da B. Mauro.

Mi trovo a scrivere alcune note, delle cose da ricordare e di cercare di mettere in pratica in questo 2022, un anno che promette di essere molto importante e intenso, forse decisivo per sollevarci.

  • Leggo molto, specialmente i libri di Srila Prabhupada, perché ho capito che hanno una forza speciale, che trasmettono la sua completa convinzione, e conosco molto bene la Bhagavad-gita, e della Bhagavad-gita conosco a memoria almeno i 30 versi più importanti. Questi versi li devo conoscere così bene che li ‘vedo’ in pratica nella vita, li ‘vedo’ intorno a me, sento la presenza di Krishna nella mia vita e vedo molti segni del suo amore e del suo aiuto.
  • Nel giorno dell’iniziazione spirituale ho promesso di recitare 16 giri di japa al giorno, e lo faccio ogni giorno e cerco sempre di recitare i santi nomi con molta attenzione, se non posso dedicarmi per due ore di continuo al japa, allora mi ritaglio una parte di tempo durante il giorno, ma non devo mai parlare con qualcuno con il japa nelle mani, oppure recitare superficialmente i giri di japa e fare contemporaneamente altre cose come guidare un auto, o addirittura guardare lo smart phone. So benissimo che fare così non è più pregare.
  • Scelgo bene dove andare in internet. So che la rete è stata costruita  apposta per farmi distrarre il più possibile, ma so anche che posso trovare molte cose interessanti per la vita spirituale. Che però difficilmente possono sostituire lo stare insieme, il parlare, avere un dialogo e condividere quello che sappiamo.
  • Attenzione al transumanesimo, una forma distorta presa dal sublime concetto coniato da Dante nella Divina Commedia, il ‘transumanar’ che è il vero transumanesimo, ovvero il liberarci delle basse tendenze della mente per ritrovare la nostra relazione con Dio.
  • Voglio dare molta importanza alla buona compagnia. E’ fondamentale stare in buona compagnia spirituale, con persone con le quali possiamo coltivare il rispetto e la condivisione, persone che ci fanno stare bene, ci danno forza, amicizia spirituale e ci ricordano la bellezza e la dolcezza di Krishna e del servizio con devozione. L’ayurveda spiega che la buona compagnia ci può guarire anche dalle malattie!
  • Non vado in internet qua e la, ‘a caso’, ma scelgo solo alcuni luoghi sicuri e non vado oltre quelli. Un luogo sicuro è quello che nutre la mia intelligenza, mi collega alla realtà spirituale e mi aiuta ad essere una persona migliore, più felice e serena.
  • Attenzione alla pornografia. La pornografia è molto diffusa e non la troviamo solo in certi siti, ma si insinua quasi ovunque, ed è il mezzo migliore usato dal potere per azzerare l’intelligenza delle persone e renderle schiave del ciclo continuo di nascite e di morti.
  • Una comunità spirituale va avanti grazie all’ispirazione e io devo fare la mia parte. Cerco sempre di comportarmi bene, di essere gentile con gli altri e di dire delle cose che ispirano chi è vicino a me. So che dare il buon esempio e importantissimo e non posso parlare bene e fare male.
  • Attenzione alle critiche, al vedere sempre e solo quello che non va in una persona o in una situazione, se facciamo così perdiamo un bene molto prezioso: il rispetto, o meglio ancora, l’apprezzamento.
  • Negli sastra sono descritte molte buone qualità, ma non posso fare l’errore di pensare che io recito il maha mantra (magari distrattamente) e poi automaticamente, magicamente, tutto funzionerà bene; devo anch’io fare la mia parte e cercare di comportarmi bene. Cosa mi chiede Krishna? Di leggere, di ascoltare e poi sopratutto di mettere in pratica! Praticare le buone qualità e la devozione.
  • Pregare, pregare, pregare e parlare con Krishna. Krishna vuole comunicare con noi, vuole ascoltarci. Parliamo con Lui.
  • “Dammi le tue benedizioni” …funziona!  addirittura succede a volte di incontrare delle persone che dopo aver preso un libro di Srila Prabhupada dicono “Spero tu dia tutti i libri” e …succede! ed è successo più di una volta! Così a volte, perfino le benedizioni di persone che non seguono nessun sentiero spirituale funzionano, che dire allora di quelle di un devoto/a sincero che ci augura il nostro bene e il nostro successo spirituale. Chiediamo le benedizioni con sincerità con umiltà, e vedremo miracoli!

Dimenticato qualcosa? Certo, queste sono le mie note, quelle che sento importanti…forse lo sono anche per voi, forse ne potete aggiungere altre.

Comunque… Forza! Ci aspetta un buon anno di intenso lavoro spirituale in coscienza di Krishna..

Gopinath prema das

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4 gennaio 1973

Una lettera di Srila Prabhupada a George Harrison, del 4 gennaio, e un augurio per il nuovo anno, il 2022, di poter avere anche noi lo stesso successo.

Mio caro George, per favore, accetta le mie benedizioni.

Sono stato informato da alcuni dei miei discepoli a Londra, ovvero da Dhananjaya, Jaya Hari, Revatinandana Swami e altri, che hai molto gentilmente fatto arrivare da noi la tua auto piena di frutti e di fiori da offrire a Radha e Krishna il giorno della scomparsa del mio Guru Maharaj, Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur. Mi fa molto piacere che tu abbia pensato a Lui in quel modo, ti ringrazio molto. Sicuramente sarai benedetto da Lui sempre di più.

Sì, se semplicemente arriviamo a quel livello di amore spontaneo per il maestro spirituale, allora molto rapidamente si otterrà l’amore per Dio, o Krishna, e tutti i desideri e i lamenti della vita saranno finiti. E’ questo il metodo. Proprio come quando due amici si incontrano e, se l’amico sta con il suo cane, lui accarezza prima il cane, non è vero? Quindi l’amico diventa automaticamente soddisfatto, perché il suo cane viene accarezzato.

A volte l’ho visto nel tuo paese quando passeggiavo al Regents Park la mattina presto. Quindi è così, il maestro spirituale è il cane da compagnia di Krishna, e se lui è contento, anche Krishna è contento. Questo è il metodo.

Posso capire dalle tue attività che, per grazia di Krishna, stai facendo un buon progresso spirituale. Questa è una bellissima notizia per me. Non è un caso che stai arrivando gradualmente al punto giusto, e non è una cosa molto comune, no:

bahunam janmanam ante

jnanavan mam prapadyate

vasudevah sarvam iti

sa mahatma sudurlabhah (BG 7.19)

“Dopo numerose nascite e morti, colui che è veramente saggio si arrende a Me, sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e di tutto ciò che esiste. Un’anima così grande è molto rara.”

Mahatma significa grande anima, e tale grande anima è sudurlabhah, molto rara. Grande anima non significa un politico, uno studioso, o un cosiddetto yogi, o qualsiasi altro cosiddetto grande, grande uomo, un musicista famoso, uno scienziato, o qualcosa del genere. No, grande anima è chi comprende che Vasudeva, Krishna, è la causa di tutte le cause e di tutto ciò che esiste, e poi si arrende a Lui. Tu lo stai facendo, quindi dico che sei una grande anima, non perché hai un nome a livello materiale, la fama o la ricchezza. Questo svanirà al momento della tua morte, quindi a che cosa serve? Ma poiché stai servendo Krishna con amore e devozione, dico che sei una “grande anima”. Un proverbio bengalese dice che la persona veramente famosa è il devoto che è conosciuto da tutti gli altri devoti per essere grande.

Quindi chi si arrende a Krishna è una grande anima. Ora potresti chiedere, cos’è questo arrendersi? Arrendersi a Krishna significa cercare di compiacerlo proprio con la nostra attitudine di servizio. Proprio come se io voglio soddisfare te o chiunque altro, voi mi apprezzerete se io soddisferò i vostri desideri, questo sarà vostro piacere. Quindi, se vogliamo far piacere a Krishna, Lui è così gentile da darci nella Bhagavad gita la formula di come soddisfarlo, quindi se siamo intelligenti, seguiremo le istruzioni e gli ordini di Krishna come Egli le dà; questo è compiacere Krishna, questo è arrendersi. Se dico, “sì, mi piacciono i rasagulla [dolci di latte indiani], mi piace questo tipo di incenso, mi piace questo e quello”, e tu mi porti i rasagulla e quell’incenso, mi farà piacere, vero? Ma Krishna non è così mascalzone come me, Lui vuole solo un piccolo fiore e un po’ d’acqua, tutto qui, ma la cosa principale che vuole è la nostra devozione, nient’altro:

man mana bhava mad-bhakto

mad-yaji mam namaskuru

mam evaisyasi satyam te

pratijane priyo’si me (BG 18.65)

“Pensa sempre a Me e diventa Mio devoto. AdoraMi e offriMi i tuoi omaggi. Così certamente verrai a Me. Te lo prometto, perché tu sei mio amico, infinitamente caro a me”.

Quindi per diventare l’amico e il devoto di Krishna, questo è necessario. Diventa semplicemente un cane da compagnia, questo è arrendersi.

Cos’è questa amicizia? Alla fine del 12° capitolo della Gita Krishna descrive che la persona che Gli è molto cara, il Suo migliore amico, è “chi non è invidioso ma è un caro amico di tutti gli esseri viventi, che non si considera proprietario di nulla, che è libero dal falso ego ed è equanime sia nella gioia che nel dolore, che è sempre soddisfatto, che si impegna nel servizio devozionale con determinazione e che ha la mente e l’intelligenza in accordo con Me… che non mette mai nessuno in difficoltà e che è non turbato dalle sofferenze, che rimane saldo sia nella felicità che nel dolore… è un devoto che non dipende dal corso degli eventi, che è puro, esperto, libero da ogni sofferenza e che non si sforza per ottenere alcun risultato … che non rincorre né il piacere né il dolore, che non si lamenta né desidera, e che rinuncia alle situazioni favorevoli e a quelle sfavorevoli… che è equanime con gli amici e i nemici, che è equilibrato nell’onore e nel disonore, nel caldo e nel freddo, nella felicità e nella sofferenza, nella fama e nell’infamia, che è sempre libero dalle impurità, sempre silenzioso e soddisfatto di tutto, incurante della sua dimora, fisso nella conoscenza e impegnato nel servizio devozionale…” Tale persona è descritta da Krishna come “molto cara a Me.”

Ma ancora più caro di un devoto che è caro a Krishna, è colui che è “molto, molto caro a Me”, “Colui che segue questo sentiero imperituro del servizio devozionale e che si impegna completamente con fede, facendo di Me l’obiettivo supremo”, e anche “colui che spiega questo segreto supremo ai devoti”, chi predica il messaggio di Krishna ai devoti ovunque; quella persona viene molto apprezzata da Krishna come il Suo migliore amico e devoto:

na ca tasman manusyesu

kascin me priya-krttamah

bhavita na ca me tasmad

anyah priyataro bhuvi (BG 18.69)

“Nessuno dei Miei servitori, in questo mondo Mi è più caro di lui, e mai nessuno mi sarà più caro.”

Quindi quella sarà la perfezione suprema della nostra esistenza, arrivare al punto di essere il migliore amico, il miglior devoto di Krishna. E come può essere? Se ci impegniamo semplicemente nella Sua opera di predica, cercando con qualsiasi talento, istruzione, esperienza o posizione materiale di cui disponiamo, di diffondere il messaggio della Coscienza di Krishna in tutto il mondo. Questo è il migliore amico di Krishna, questo è il cane da compagnia di Krishna.

Quindi io sono il cane da compagnia del mio Guru Maharaj, e tu lo hai aiutato così bene a portare avanti il ​​messaggio del Signore, Krishna o Movimento per la Coscienza di Krishna, e io sono molto contento del tuo atteggiamento serio e sincero, quindi otterrai tutto le piene benedizioni del mio Guru Maharaj, sappilo con certezza. E se hai delle domande o delle difficoltà, sono sempre il tuo umile servitore, puoi scrivermi ovunque io sia. Ho sentito che la tua brava moglie, Patty, si sta prendendo cura di Srimati Tulasi devi a casa tua con successo. Questo è un altro segno molto propizio. Tulasi, non andrà a vivere con nessun non devoto, e poiché sta crescendo così rigogliosamente, quindi ti sta elargendo il suo miglior favore perché sei il miglior devoto, questo è da capire. Ora continua a cantare il più regolarmente possibile, questo ti proteggerà dall’attacco di Maya, senza alcun dubbio. Proprio come se c’è il sole, allora come può esserci questione di oscurità? Quindi Maya non può rimanere alla presenza di Krishna, così cantiamo sempre Hare Krishna per liberarci da ogni attaccamento a Maya. So che sei un ragazzo molto intelligente, e mi piaci molto, sei migliore di mio figlio, e sono molto contento che tu stia mostrando gradualmente sempre di più le qualità di diventare il cane da compagnia di Krishna come descritto sopra. Se hai tempo, puoi scrivermi se vuoi, oppure sei libero di venire in India a vivere con me per un po’ di tempo, come preferisci.

Sperando che questa mia, trovi te e la tua brava moglie in ottima salute e buon umore.

Il tuo eterno benefattore,

 

 

 

AC Bhaktivedanta Swami

N.B. Riguardo quella casa di Londra, è da tempo che non sento i miei discepoli e quali sono i progressi. Ma ho scritto una lettera a Dhananjaya affinché si tenesse in contatto con te per ottenere il posto, perché ti eri gentilmente offerto volontario per aiutare, quindi perché non ha fatto nulla? Il mio maestro spirituale mi diceva: “Batti il ferro finché è caldo”, così se rimandiamo la questione troppo a lungo potrebbe non rimanere una proposta favorevole. Krishna ci aiuterà, non ci affidiamo a nulla che non sia Krishna, ma ci faciliterà quando vedrà che lo vogliamo molto, molto seriamente, che stiamo lavorando molto duramente e con grande determinazione per averla, solo per poterLo servire meglio. Allora Lui darà qualsiasi cosa. Egli è il Supremo Proprietario, Fruitore e Amico. Se ci ricordiamo sempre questi tre punti, la nostra vita sarà completamente perfetta.

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Il bunchi kichari

Dal libro di Yamuna Devi, The art of Indian Vegetarian cooking

Nei giorni che precedono il Festival dei carri. Il festival, che onora il Signore Jagannath, il Signore dell’universo, attrae milioni di pellegrini da tutta l’India e si tiene annualmente a Puri da duemila anni. Srila Prabhupada mi ha fatto conoscere due versioni di questo piatto tramite delle lettere, una della quali mi era stata indirizzata personalmente, proprio prima del festival. Questa è la mia versione basata sulle sue istruzioni, quella che ho cucinato per lui personalmente, e che lui ha definito ‘non seconda a nessuna’. Per una versione meno densa, potete aggiungere un terzo di acqua in più. Pochi piatti sono attraenti e nutrono in modo così equilibrato come il bunchi kichari. Non è complicato da preparare, la parte più noiosa è lavare il riso basmati (se usate quello) e il mung dhal decorticato. Per il resto si tratta semplicemente di soffriggere la frutta secca e le spezie, aggiungere il riso e il dal e cuocere il kichari in una pentola coperta. Ecco un piatto su cui potrete sempre contare per ricevere calorosamente i vostri ospiti. Da una parte è un pranzo completo, che può essere accompagnato da una bella insalata. Da un’altra parte può fare benissimo parte di un menù più ampio…

Preparazione e tempo di cottura (dopo aver riunito gli ingredienti): 1 ora 1/4 – per 6 persone

95 gr. di riso basmati o di riso a grana lunga

170 gr. di mung dhal decorticato

1/2 cucchiaino di curcuma

circa 2 litri di acqua

120 ml. di ghi

45 gr. di anacardi

40 gr. di mandorle

25 gr. di noce di cocco

45 gr. di uva passa

7.5 cm. di cannella

8 chiodi di garofano

1 cucchiaio di semi di cumino

1-2 peperoncini

2 cucchiai di zucchero

1/2 cucchiaino di assafetida

300 gr. di piselli

3 cucchiaini di sale

2 cucchiai di burro o di ghi

3 manciate di prezzemolo o di coriandolo fresco tritato

Se usate il riso basmati, mondatelo, lavatelo e fatelo scolare finché è asciutto.

Unite il mung dhal decorticato e il riso in una terrina e versate sul composto un cucchiaino di acqua e mischiatelo bene con la curcuma.

In una padella non aderente scaldate a fuoco medio il ghi o la miscela di olio e burro e soffriggete separatamente gli anacardi, le mandorle e il cocco, finché diventano marrone dorato. Non appena la frutta secca è pronta toglietela con una schiumarola e ponetela su della carta assorbente. Aggiungete l’uva passa. Aumentate la fiamma, aggiungete la stecca di cannella, i chiodi di garofano, i semi di cumino, i peperoncini, il dolcificante e soffriggete fino a che i semi di cumino si scuriscono e il dolcificante si caramella e assume un colore rosso marrone.

Aggiungete l’assafetida, mettete la miscela di riso e dhal e soffriggete per 2-3 minuti. Aggiungete l’acqua, aumentate la fiamma al massimo e portate l’acqua a ebollizione. Aggiungete tre quarti della frutta secca. Se usate dei piselli freschi metteteli adesso.

Abbassate la fiamma e coprite la pentola con un coperchio ben aderente. Mescolate ogni tanto e cuocete per un’ora o fino a che il riso è tenero e leggermente spezzato e tutta l’acqua è stata assorbita. Durante gli ultimi 10-15 minuti potreste dover aggiungere ancora dell’acqua; mescolate di frequente per distribuire la rimanente parte di liquido nella pentola. Se usate dei piselli surgelati, aggiungeteli gli ultimi 5 minuti.

Prima di servire, mettete il sale e 2 cucchiai di burro o di ghi. Guarnite con il resto della frutta secca e con le erbe tritate.

Ora potete offrire il Bunchi Kichari a Sri Krishna…

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I Samurai, i protettori della mucca

Se vi dicessimo che una volta la mucca era onorata non solo in India ma anche in Giappone…non ci credereste. Oggi il Giappone è un paese carnivoro, a causa di 150 anni di influenza americana. Ma la cultura tradizionale giapponese considerava la mucca come l’animale più sacro. Quella che segue è la vera storia dei più grandi protettori della mucca: i Samurai.

Sulle orme del Buddha

Quando il Buddismo arrivò in Estremo Oriente ebbe una profonda influenza in Cina, in Corea e in Giappone, tanto che nell’anno 675 l’imperatore giapponese Tenmu proibì il consumo di diversi tipi di carne. Poi nel decimo secolo venne bandito il consumo di ogni tipo di carne. In Cina e in Corea i monaci buddisti si attenevano al principio di non violenza, ma esso non veniva applicato a tutta la popolazione. Invece nel Giappone l’imperatore aderì completamente agli insegnamenti di Buddha. I giapponesi facevano anche una distinzione tra gli animali allevati e quelli selvatici. Uccidere un animale selvatico era considerata una colpa. Ma uccidere un animale che veniva allevato sin dalla nascita era considerato qualcosa di abominevole quanto uccidere un membro della propria famiglia.

Il 15 agosto del 1549, Francesco Saverio, uno dei fondatori dell’ordine dei Gesuiti, accompagnato da missionari portoghesi sbarcò sulle rive del villaggio di Nagasaki e iniziò a predicare la fede cristiana. In quel periodo il Giappone era diviso e molti signori locali dominavano alcune parti del territorio e si combattevano tra di loro. Un Samurai, Oda Nobunaga, diede ai Gesuiti un loro spazio e nel 1576 facilitò la costruzione della prima chiesa cristiana a Kyoto.

All’inizio, i Gesuiti rimasero dei cauti osservatori. Notarono una cultura molto raffinata e diversa dalla loro. Le persone erano anche molto pulite e si lavavano ogni giorno. Per loro era una cosa insolita in quanto gli europei facevano il bagno forse una volta ogni qualche mese, e poi videro che avevano un potente ordine militare, i Samurai, che però combattevano ancora con frecce e spade. I Gesuiti iniziarono a commerciare e dopo aver convertito un signorotto locale, venne affidato loro il piccolo villaggio portuale di Nagasaki. Poi i missionari iniziarono a vendere la carne. All’inizio solo ai missionari stranieri che “avevano bisogno di carne per stare in salute”. Ma poi la macellazione di animali si diffuse man mano che le persone si convertivano alla nuova religione. La prova di questo è che in giapponese ‘carne’ si dice ‘waca’ un termine che deriva dal portoghese ‘vaca’. Ma la diffusione del consumo di carne fu solo l’inizio. All’epoca i portoghesi erano tra i principali mercanti di schiavi al mondo. I gesuiti facilitarono il commercio di schiavi grazie al porto di Nagasaki. Questo commercio divenne conosciuto come “Nanban” o “barbarie del sud”. Migliaia di donne giapponesi furono schiavizzate e deportate in tutto il mondo. Di fatto esiste una corrispondenza tra il Re del Portogallo Giovanni II e il Papa, nella quale veniva definito il prezzo di questa attrattiva esotica: 50 ragazze giapponesi in cambio di un barile di polvere da sparo.

In pochi decenni ci furono 300.000 conversioni. I gesuiti fornirono armi ai signori locali convertiti al cristianesimo e distrussero templi e monasteri buddisti ritenuti pagani e sacrileghi. Osservando tutto questo, il Samurai Toyotomi Hideyoshi rimase disgustato e cominciò a sospettare dei gesuiti quando seppe di come gli spagnoli avevano conquistato le Filippine. Nel 1587, Hideyoshi incontrò il sacerdote gesuita Gaspar Coelho e gli consegnò “l’Ordine Direttivo per i gesuiti.” In questo documento vi erano 11 punti tra i quali: “Ogni traffico di schiavi deve terminare e tutte le donne giapponesi devono essere riportate alle loro case. Ogni consumo di carne deve cessare, la mucca e il cavallo non devono mai essere uccisi. La dissacrazione dei templi buddisti deve terminare. Tutte le conversioni forzate devono terminare.” Dopo questo incontro, e solamente a 38 anni dal loro arrivo, i gesuiti vennero espulsi dal Giappone. Poi Hideyoshi guidò il suo esercito alla riconquista di Nagasaki e dei territori circostanti. La carne ora non era più vista solo come qualcosa di immondo e di violento, ma veniva anche associata alla malvagità dei barbari stranieri e al commercio degli schiavi, alla dissacrazione religiosa e alla instabilità politica. Nel 1598, dopo la morte di Hideyoshi, il Samurai Tokugawa prese il potere e nel 1614 bandì completamente il cristianesimo perché ‘corrompeva le buone qualità’ e creava delle divisioni politiche. Durante i decenni successivi è stato stimato che circa 3.000 cristiani siano stati uccisi; molti di loro rinunciarono alla loro fede o si nascosero. Infine l’editto di Sakoku (‘il Paese chiuso’) del 1635 eliminò ogni influenza straniera dal Giappone. A nessun giapponese fu permesso di lasciare il Giappone e le navi mercantili giapponesi vennero bruciate. Tutti gli stranieri furono espulsi e l’unica forma di commercio estero venne mantenuta nella minuscola penisola di Dejima che trova nella baia di Nagasaki. Nei successivi 218 anni il Giappone rimase isolato, ma politicamente stabile.

Il ritorno dei barbari

L’otto luglio 1853, il Commodoro Perry entrò nella baia di Edo con quattro navi da guerra. Le navi bloccarono la baia e anche ogni rifornimento di cibo. I giapponesi, isolati da 218 anni, erano tecnologicamente molto arretrati e non poterono fare nulla contro di loro. Ci furono giorni di terrore e Perry, su mandato degli Stati Uniti intimò al Giappone di firmare un trattato per aprire le sue frontiere ai prodotti americani. Poi cominciò a bombardare la città e minacciò di distruggerla completamente se i giapponesi non si fossero sottomessi. Il 31 marzo 1854 venne firmato il trattato di Kanagawa, il trattato di pace e di cooperazione nippo-americano. Dopo questo fatto, i giapponesi compresero la loro vulnerabilità e conclusero che avrebbero dovuto modernizzarsi.

Il piccolo tempio buddista Gyokusen-ji venne attrezzato per ospitare i visitatori stranieri e nel 1865 fu trasformato nel primo consolato americano del Giappone. Il primo console generale americano, Townsend Harris, portò una mucca nel cortile del tempio, la uccise e la mangiò. Questo causò grande costernazione tra i contadini e molti di loro impauriti nascosero le loro mucche. Per 1200 anni in Giappone non era mai stata uccisa nessuna mucca, ma ora l’atto era stato consumato, era stato ucciso l’animale più sacro per i giapponesi. Con quest’atto si dice che fu inaugurato il moderno Giappone.

Da allora iniziarono a comparire mattatoi e ovunque apparissero seminavano il panico e lo sconcerto. Nel 1869, il ministro delle finanze iniziò ad esportare carne di manzo. Nel 1872, l’imperatore emanò una legge che permetteva ai monaci di mangiare carne e lo stesso anno annunciò pubblicamente che amava la carne di manzo. Alcuni monaci buddisti irruppero nel palazzo imperiale per assassinare l’imperatore e per affermare che il consumo di carne stava “distruggendo l’anima dei giapponesi e doveva essere fermato.” Il tentativo fallì e l’imperatore abolì l’ordine militare dei Samurai e iniziò ad acquistare armi moderne dagli Stati Uniti e dall’Europa. Dopo l’annuncio dell’imperatore, gli intellettuali, i politici e i commercianti lo seguirono. Mangiare carne diventò un simbolo di civiltà; politicamente la carne venne vista come un mezzo per rafforzare l’apparato militare, grazie a dei soldati più aggressivi, ed economicamente venne associata alla ricchezza che sarebbe derivata dal suo commercio.

Le vecchie tradizioni vennero abbandonate e nel 1931 per commemorare quell’evento il consolato venne chiamato ‘Il tempio della Mucca Macellata’. Ma la popolazione vedeva ancora la carne come qualcosa d’immondo e di orribile. Allora vene iniziata una campagna di propaganda. Per esempio la carne di cinghiale venne chiamata botan, ‘fiore di peonia’, quella di cervo, momoiji ‘acero’, e quella di cavallo, sakura ‘fiore di ciliegio’. Queste sono le tecniche che utilizza ancora oggi l’industria degli hamburger che dà ai suoi prodotti dei nomi allegri e innocenti per nascondere la violenza che sta dietro il consumo di carne. Così i giapponesi cominciarono ad abituarsi alla carne.

La distruzione

Nei decenni successivi il Giappone crebbe molto militarmente, cercò di soddisfare i suoi sogni di espansione e commise molte atrocità in varie parti dell’Asia. Quando la seconda guerra mondiale fu quasi al termine gli Stati Uniti decisero di far esplodere sul Giappone l’arma più distruttiva del mondo. La maggior parte delle città giapponesi erano già state distrutte dai bombardamenti e il presidente americano Truman trovò due obbiettivi, Hiroshima e Kokura perché erano due città che non erano state toccate dalla guerra. Utilizzando le bombe atomiche si sarebbe anche potuto ‘testare’ il loro effetto sulle abitazioni e sugli esseri umani e distruggere la volontà di resistenza dei giapponesi. Il 6 agosto 1945 una bomba all’uranio esplose sulla città di Hiroshima. 80.000 persone morirono all’istante e altre 70.000 nelle settimane seguenti. Il secondo obbiettivo era la città di Kokura, ma un tifone ritardò la partenza dell’aereo. Quando il tempo migliorò, il 9 agosto 1945, un aereo, benedetto da due sacerdoti, uno cattolico e l’altro protestante, decollò dall’isola di Tinian. Trasportava una bomba al plutonio. Il pilota sorvolò Kokura, ma la città non si poteva vedere a causa delle nubi. Allora fece un altro inutile tentativo. Stava rimanendo a corto di carburante ma tentò una terza volta e ancora le nubi gli resero impossibile visualizzare la città. Decise allora di tornare alla base. Nel viaggio di ritorno sorvolando la città di Nagasaki le nubi scomparvero. La città era perfettamente visibile, così ordinò di sganciare la bomba. Nella valle di Urukami morirono all’istante 40.000 persone, ne sarebbero morte molte di più se le mura non avessero protetto le parti esterne della città. Erano stati commessi due tra i più grandi crimini di guerra. Giovani e vecchi, donne e bambini, sani e malati, tutti vennero uccisi senza alcuna pietà. Da allora in Giappone l’espressione ‘La fortuna di Kokura’ indica il fatto di aver evitato senza saperlo la distruzione totale. Nagasaki era il centro della cristianità del Giappone e la valle di Urukami era il centro della cristianità di Nagasaki. I due sacerdoti che avevano benedetto gli aerei compresero il loro errore e promisero di non commettere mai più violenze. Quasi 396 anni dopo Francesco Saverio, i cristiani uccisero più membri della loro fede che i Samurai in più di 200 anni di persecuzione. Dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki, il 2 settembre 1945, il Giappone si arrese. Durante l’occupazione americana, venne lanciato un programma scolastico gestito dal dipartimento americano dell’agricoltura per ‘migliorare la salute’ dei bambini giapponesi ed abituarli a mangiare carne. Ma una misteriosa malattia della pelle iniziò a colpire i bambini. All’inizio si pensò fosse dovuta agli effetti delle radiazioni nucleari ma poi ci si rese conto che i giapponesi erano allergici alla carne. Nei decenni successivi il Giappone vide un aumento delle importazioni di carne e lo sviluppo della propria industria zootecnica. Gli Stati Uniti ne promossero il più possibile il suo consumo e questo fece guadagnare miliardi di dollari all’industria americana della carne. Un segno della presente situazione è questo messaggio di una agenzia di stampa pubblicato l’8 dicembre 2014: ‘La pressante domanda di lingua di bue da parte del Giappone sta facendo decollare le esportazioni degli Stati Uniti.’

Nei tempi antichi le persone sagge che vedevano la Verità avevano compreso le impercettibili leggi della natura che guidano l’universo. La violenza insita nel consumo di carne aveva piantato i semi della guerra e della distruzione. Ma una volta il Giappone era governato dai Samurai, che erano tra i più grandi protettori delle mucche.

Vaisnava Das

(Tratto da un articolo pubblicato su http://www.indiadivine.org)

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Associazione Culturale, Comune di Bologna, Protocollo Generale, PG 197478/2019 del 02/05/2019

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