Chi è degno di dare protezione?

Una persona capace, misericordiosa e attenta può proteggere efficacemente le persone che si fidano di lei.

Lo Srimad Bhagavatam narra di Gajendra, il re degli elefanti, che si recò per un viaggio di piacere in un meraviglioso giardino celeste. Mentre si divertiva allegramente in un bellissimo lago con le sue consorti e i suoi figli, all’improvviso un coccodrillo lo attaccò. Gajendra lottò con tutte le sue forze per liberarsi dalla presa del coccodrillo. Persino gli dei rimasero sbalorditi nel vedere questo insolito combattimento. Sentendosi indifeso e incapace di salvarsi dal pericolo, Gajendra provò un’estremo terrore di essere ucciso.

Riflettendo sulla sua situazione, Gajendra concluse che gli altri elefanti, i suoi amici, i parenti e le mogli, non potevano fare nulla per salvarlo. Fu così ispirato a cercare rifugio in Dio e per grazia di Dio si ricordò di una preghiera che conosceva dalla sua vita precedente. (S.B 8.3.17)

madrik prapanna-pashu-pasha-vimokshanaya

muktaya bhuri-karunaya namo ‘layaya

svamshena sarva-tanu-bhrin-manasi pratita-

pratyag-drishe bhagavate brihate namas te

Perché ci si dovrebbe affidare a qualcuno? Non possiamo essere indipendenti?

Tutti vediamo che in questo mondo ci sono dei problemi. Cerchiamo di risolverli con i nostri sforzi e in una certa misura abbiamo successo. Ma le soluzioni materiali sono tutte temporanee, perché i problemi si ripresentano continuamente. Per risolverli in modo permanente, abbiamo bisogno dell’aiuto di poteri superiori. Quindi, come Gajendra, anche noi dovremmo arrenderci a Dio (madrik prapanna). Questa proposta, o meglio, questa conclusione di tutte le scritture, potrebbe non sembrare accettabile a un essere umano comune, assorto nelle attività materiali. Molte persone non credono o non si rendono nemmeno conto che stanno attraversando inutilmente delle difficoltà materiali. Ma potrebbero capire quanto segue.

Animali catturati (pashu-pasha)

Gajendra era un animale (pashu). Srila Prabhupada dice che chiunque si identifica con il corpo materiale può essere chiamato pashu. Proprio come Gajendra era stato catturato dal coccodrillo, ogni anima condizionata è legata dal guinzaglio (pasha) di maya, l’energia illusoria di Dio. Maya lega l’anima confusa al ciclo di nascite e morti ripetute mediante tre modalità materiali. Ma a differenza di un animale, un essere umano è dotato di un’intelligenza superiore per potersi liberare e cercare il rifugio di Dio.

In cerca della liberazione (vimokshanaya)

Noi cerchiamo la liberazione (vimokshanaya) dalla schiavitù materiale arrendendoci a Dio, e Lui ricambia misericordiosamente con noi nella misura in cui siamo ansiosi di essere liberati. Anche se un puro devoto vuole solo rendere un puro servizio a Dio, senza aspettarsi nulla in cambio, inclusa la liberazione, a volte un devoto può chiedere qualche favore al Signore per poterLo continuare a servire senza ostacoli. Quindi chi desidera essere liberato dalle sofferenze o dagli ostacoli della vita dovrebbe cercare con fervore l’aiuto di Dio. Ma perché solo di Dio, perché non di qualcun altro?

Solo chi è libero può liberare (muktaya)

Dovremmo chiedere aiuto a una persona capace. Se siamo caduti in un pozzo profondo, possiamo essere tirati fuori solo da chi si trova fuori dal pozzo. Se stiamo annegando, non possiamo essere salvati da una persona che sta annegando. Quando nessuno dei potenti compagni di Gajendra fu in grado di salvarlo, Gajendra cercò un aiuto da Dio. Solo Dio può liberare una persona prigioniera, perché Dio non è mai prigioniero; è sempre libero (muktaya). La maggior parte delle persone in questo mondo, in misura maggiore o minore è intrappolata da maya; e chi non lo è, lo è solo per la misericordia di Dio, che ha ricambiato il suo desiderio di liberarsi. Anche gli eterni compagni del Signore non sono mai prigionieri. Quindi solo il Signore onnipotente e i suoi puri devoti hanno la capacità di liberare una persona legata dalle dalle sofferenze materiali. Ma la capacità è l’unico criterio?

Illimitatamente misericordioso (bhuri-karunaya)

Chi ha un milione di dollari ha certamente la capacità di aiutare un povero bisognoso dandogli dieci dollari. Ma senza la volontà di aiutare, il ricco non aiuterebbe il povero. La base di questa volontà è un atteggiamento misericordioso. Dio non è solo supremamente capace, ma anche infinitamente misericordioso (bhuri-karunaya). Questa combinazione di misericordia e di capacità di Dio, rende fruttuosa la nostra resa ed è il mezzo più efficace per eliminare tutte le sofferenze. Ma sono sufficienti capacità e misericordia?

Ha attenzione verso i devoti (namo alayaya)

Potremo essere capaci e misericordiosi, ma se non siamo attenti ai bisogni o alle difficoltà degli altri, non potremo aiutarli. Essendo onnipotente e onnisciente, Dio è sempre consapevole dei nostri problemi. La sua consapevolezza è dovuta alla sua attenzione. Quando Gli offriamo delle preghiere, Egli ci ascolta attentamente. Essendo il nostro benefattore, Egli tende e si sforza di liberarci dalla vita materiale, anche prima delle nostre preghiere. Non è mai indifferente riguardo la nostra liberazione. Qualcuno potrebbe chiedere: “Come può Dio essere così attento ai nostri bisogni? Si trova così lontano da noi, nella sua dimora spirituale”.

Rimane proprio nel cuore (sva-amshena sarva tanu-bhrin manasi)

Anche se Dio si trova eternamente nel Suo regno spirituale, Egli si espande anche come Anima Suprema, o Paramatma (sva-amshena), nel cuore di tutti gli esseri incarnati (sarva tanu-bhrin manasi). Anche se l’essere vivente commettesse delle azioni abominevoli e diventasse un insetto o un verme negli escrementi, il Signore non lo dimentica. Rimane proprio nel cuore, e dà conoscenza, ricordo e dimenticanza.

Ci osserva direttamente (pratita pratyak-drishe)

Essendo nel cuore di tutti, il Signore osserva direttamente e con attenzione i desideri, i bisogni e le difficoltà di ciascuno di noi e risolve misericordiosamente i problemi di coloro che si arrendono a Lui.

Il Signore illimitato, Krishna (bhagavate brihate namaste)

E quel Dio (bhagavate) non è altri che il Signore, Krishna, che è illimitato e il più grande (brihate), ed è la fonte di tutte le incarnazioni. È capace, misericordioso e attento, ed è il più intimo benefattore di tutti noi. Così Gajendra cercò rifugio nel Signore Supremo, Krishna, il misericordioso liberatore di tutti.

Sentendo l’appello accorato di Gajendra, il Signore Supremo uccise il coccodrillo con la Sua arma a forma di disco e salvò Gajendra.

Il Signore, Krishna, è sempre pronto a salvarci da qualsiasi difficoltà e in qualsiasi momento. Ma siamo abbastanza pronti per cercare la Sua protezione, come ha fatto Gajendra? Gajendra dipendeva esclusivamente dal Signore, non aveva altra fonte di protezione. Cercando ispirazione da Gajendra, esprimiamo umilmente la nostra dipendenza da Krishna. Ognuno di noi viene catturato dal coccodrillo del tempo eterno e può morire in qualsiasi momento. La cosa migliore, quindi, è cercare rifugio in Krishna ed essere salvati dalla lotta per l’esistenza. Avere questa comprensione è il traguardo finale della vita.

Gauranga Darshana Das

(Tratto dal sito Krishna.com, pubblicato in origine sulla rivista Back To Godhead)

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