Come preghiamo Krishna?

Lo Srimad-Bhagavatam presenta le preghiere di grandi devoti del Signore che possono guidarci nella nostra vita di preghiera.

“Perciò, sebbene io sia nato in una famiglia demoniaca, posso senza dubbio offrire con grande sforzo le mie preghiere al Signore, per quanto me lo permetta la mia intelligenza. Chiunque sia stato costretto dall’ignoranza a entrare nel mondo materiale può vincere la contaminazione della vita materiale se offre preghiere al Signore e ascolta le Sue glorie.” (7.9.12)

Non riuscivo ad affrontare questa scioccante notizia. Il medico ci disse che,  “Il cancro si è diffuso velocemente; ha solo pochi giorni di vita”. Il nostro amico Stoka Krishna Dasa aveva trentaquattro anni e sua moglie aveva appena dato alla luce una bambina.

“Non è giusto”, protestò la mia mente. “Ha appena iniziato una nuova vita”.

Mentre delle emozioni come lo stupore e la tristezza si agitavano nel mio cuore, ho raccolto della forza per andare a visitare Stoka Krishna. Cosa potevo dirgli per consolarlo? Ero nel buio.

Ma con mia piacevole sorpresa, lui era sereno. Tra le tante cose di cui mi parlò quella sera di quindici anni fa, la sua realizzazione sulla preghiera risuona ancora profondamente nel mio cuore.

“Se non possiamo ringraziare Dio per tutti i doni che ci fa quando siamo in salute, non riusciremo a ricordarLo quando inizierà a portarci via tutto”.

Nella nostra vita riceviamo molte benedizioni. La nostra salute, le nostra situazione economica e la nostra famiglia, oltre a molte esperienze quotidiane, sono le benedizioni di Dio su di noi. Tuttavia, un giorno tutto finirà; tutto quello che ci è caro nella nostra vita ci sarà portato via. E il nostro successo spirituale dipende da quanto siamo grati quando lasciamo questo corpo ed entriamo nell’aldilà. Ma è estremamente difficile praticare la gratitudine quando le cose a cui siamo attaccati ci vengono strappate via, soprattutto se non abbiamo ringraziato Dio quando le abbiamo ricevute. Quindi le Scritture ci insegnano che la gratitudine e l’apprezzamento sono elementi essenziali della preghiera. E la preghiera è una pratica quotidiana del sincero bhakti-yogi.

I quattro elementi di preghiera

Spesso confondiamo la preghiera con il chiedere delle benedizioni a Dio. Ma lo Srimad-Bhagavatam ci rivela che prima di chiedere a Dio di darci quello che vogliamo, faremmo bene ad esaminare le altre componenti della preghiera. Un devoto di Krishna impara a pregare studiando le preghiere dei grandi devoti.

Le preghiere della regina Kunti nel Primo Canto dello Srimad-Bhagavatam ci insegnano prima a lodare il Signore, poi a esprimere le nostre stesse squalifiche, poi a ringraziarLo per tutto quello che ci ha dato e infine a chiederGli le benedizioni che desideriamo.

Quando Kunti, la madre dei cinque Pandava, vide che Krishna li stava lasciando per tornare nella sua dimora a Dwaraka, ne rimase sconvolta. Krishna aveva protetto i suoi figli durante la guerra fratricida descritta nel Mahabharata e anche in altre occasioni. Desiderava che Krishna restasse con loro e nel disperato tentativo di impedirgli di lasciare Hastinapura, gli offrì le sue sincere preghiere. Ma la prima cosa che fece non fu di chiedere a Krishna di restare; invece, glorificò lo straordinario potere di indipendenza di Krishna, che Egli mostra rimanendo invisibile a tutti gli esseri viventi sebbene sia presente nel cuore di tutti. Kunti ci rivela che Krishna è come un esperto attore che non è riconoscibile dalle persone ignoranti.

Poi presenta la sua inadeguatezza per conoscere Krishna. Dice di essere una donna semplice e che solo i saggi veramente realizzati possono conoscerLo. Srila Prabhupada scrive nella spiegazione di questo verso che Krishna riconosce la sincerità di intenti e la semplicità nell’accettare l’autorità del Signore, come mostra Kunti, e che queste qualità sono più efficaci dell’esteriore e insincero fervore religioso.

Kunti Devi ringrazia Krishna per tutto l’aiuto che ha fornito alla sua famiglia

Spesso esprimiamo gratitudine a Dio per tutto quello che ha fatto per noi, e questo di solito si esprime in senso generale. Tuttavia Kunti spiega in dettagli specifici come Krishna protesse lei e i suoi figli da molti pericoli. Ci insegna così che la gratitudine è dimostrata più da una descrizione specifica delle benedizioni del Signore su di noi che da un’espressione generale di gratitudine. Il ricordo della specifica gentilezza di Dio su di noi ci aiuta a connetterci al Suo amore a un livello più profondo.

Verso la fine delle sue preghiere, Kunti Devi chiede a Krishna di poter abbandonare tutti i suoi legami materiali e di permetterle di fissare la sua mente esclusivamente in Lui. Non vuole distrazioni sulla via del servizio devozionale al Signore.

Perché i puri devoti non chiedono delle benedizioni materiali

Prahlada ha mostrato lo stesso stato d’animo di Kunti Devi. Quando il Signore gli chiese di accettare una benedizione, si rifiutò, dicendo che non era interessato a una relazione commerciale con Dio. Voleva servire il Signore per il Suo piacere, e non voleva nulla in cambio. Su insistenza del Signore, Prahlada alla fine accettò una benedizione, ma non per se stesso; chiese che suo padre fosse perdonato e che gli fosse concessa la liberazione.

Il sesto canto dello Srimad-Bhagavatam rivela le preghiere di Vritrasura. Il quale dice con enfasi che non vuole un regno grandioso o dei poteri yogici. Non desidera né la liberazione dal ciclo di nascite e morti né un’opulenza più grande di quella delle dimore celesti. Cerca semplicemente di essere unito a Dio nel servizio di amore.

I puri devoti di Krishna si rifiutano di prendere da Lui dei doni materiali perché sanno che tutte le benedizioni nel mondo materiale sono temporanee e piene di sofferenza. Noi cerchiamo il piacere, ma questo mondo dà solo sofferenze e continui ostacoli.

La sofferenza può essere definita come il ricevere quello che non vogliamo e non ricevere quello che vogliamo. In molti casi lo Srimad-Bhagavatam rivela questa particolarità del mondo materiale. Ad esempio, Maharaja Anga diventò infelice perché suo figlio Vena era crudele. Anche da bambino, Vena uccideva i suoi amici durante i giochi. Anga divenne così frustrato dal suo fallito tentativo di correggere suo figlio che rinunciò al suo regno. All’opposto, Hiranyakashipu fù benedetto da un figlio santo, Prahlada, ma si lamentò del fatto che suo figlio non fosse un eccellente demone. Come sarebbero stati felici lui e Anga se avessero cambiare ruolo! Sentiamo anche del re Citraketu, che pur avendo molte mogli era infelice perché nessuna di loro poteva dargli un figlio. Ognuna di queste persone descritte nel Bhagavatam soffriva per non poter ottenere quello che voleva.

Perciò Srila Prabhupada ci ha dato la migliore benedizione da chiedere a Dio: l’opportunità di servirLo disinteressatamente. Dhruva aveva desiderato un regno più grande di quello di suo nonno, Brahma, ed era determinato a ottenere le più grandi ricchezze materiali. Ma quando il Signore gli apparve, si pentì di aver coltivato quei desideri. Disse candidamente al Signore che avendolo visto, ora aveva ottenuto un prezioso diamante e per tutto il tempo aveva cercato solo dei cocci di vetro.

Ma non sono un puro devoto; ho dei desideri materiali!

Come Dhruva, possiamo iniziare le nostre preghiere devozionali dal livello dell’onestà. Se abbiamo dei desideri materiali, invece di negarli artificialmente, possiamo pregare Dio per purificare il nostro cuore. E se il Signore lo desidera, esaudirà il nostro desiderio.

Come nuovo devoto nell’ashram, desideravo aver un buon voto nei nostri esami mensili della Bhagavad-gita. Sapevo che era un desiderio sciocco da coltivare, dato il fatto che i brahmachari nell’ashram avevano lasciato tutte le attività materiali semplicemente per servire il Signore e i Suoi devoti. Competere con loro anche in questo semplice esame, non mi conveniva. Sapevo che non sarebbe stato giusto. Tuttavia il mio background accademico e competitivo mi spingeva a competere con loro. Incapace di risolvere questo conflitto interiore, mi sono rivolto al mio mentore nell’ashram per avere dei consigli. Da allora le sue parole sagge mi hanno guidato. Mi disse che è meglio confessare onestamente a Dio il nostro desiderio, come il mio desiderio di arrivare primo agli esami. Ma aggiunse che alla fine possiamo includere una piccola richiesta. Possiamo dire a Krishna: “O Krishna, sono così sciocco che cerco di arrivare per primo a questi esami e voglio davvero che questo desiderio venga soddisfatto. Ma, o Krishna, per favore dammi dell’intelligenza in modo tale che la prossima volta che verrò di fronte a Te, chiederò delle benedizioni che saranno per il mio migliore interesse. Fammi desiderare delle benedizioni che mi aiutino ad avvicinarmi a Te. Lascia che ti chieda cose che mi aiutino a servire i Tuoi sinceri devoti”.

Una preghiera come questa ci aiuta a soddisfare i nostri desideri, ma possiamo esprimere anche la nostra sincerità nel cercare qualcosa di più elevato.

Come possiamo crescere nelle nostre preghiere?

Aryaman aveva dodici anni quando l’ho visto correre per andare agli esami con la sua divinità di Jagannatha in una mano e il suo astuccio di penne nell’altra. Gli ho chiesto perché stava portando il Signore per gli esami di scuola. Mi disse che portava sempre con sé il suo Signore. Non appena l’insegnante distribuisce il foglio con le domande, Aryaman mostra prima il foglio alla sua divinità, che siede sul tavolo e osserva il Suo devoto scrivere l’esame. Dopo aver finito di rispondere alle prove, mostra di nuovo il suo foglio al Signore e poi lo presenta all’insegnante. Questo è un modo semplice che ha escogitato per diventare cosciente di Dio ed evolvere nella sua relazione di preghiera con Krishna. I suoi genitori lo hanno aiutato a ricordare in modo creativo Krishna in un modo speciale.

L’essenza di tutte le regole che pratichiamo nella coscienza di Krishna è ricordare sempre Krishna e non dimenticarLo mai. Possiamo accettare tutto ciò che funziona meglio per aiutarci a ricordare il Signore. A differenza di Aryaman, per voi potrebbe essere il cantare dei bhajana o vestire le divinità oppure cantare i santi nomi o ascoltare delle lezioni di Srimad-Bhagavatam. Basta che funzioni. In un modo o nell’altro abbiamo bisogno di fissare la nostra mente su Krishna.

La gratitudine nella vita quotidiana è un altro modo pratico per migliorare le nostre preghiere. Se hai sete e qualcuno ti offre un bicchiere d’acqua, molto probabilmente gli dirai grazie. Ma Dio non fornisce quotidianamente e in modo illimitato acqua, aria, calore, sole? La consapevolezza dei doni quotidiani, specialmente di quelli che abbiamo ricevuto nelle ultime ventiquattro ore, è un modo eccellente per mantenere fresche ed emozionanti le nostre pratiche di gratitudine.

Ora una domanda mi appare nella mente: mentre Stoka Krishna Dasa poteva vedere l’amore di Dio anche nel suo cancro, riesco io a vedere l’amore di Krishna ora che sono in buona salute? È venuto il momento di gioire dei doni quotidiani di Dio con gratitudine, perché a fra brevi giorni dovrò ringraziarlo per una vita che è passata rapidamente e mi ha riempito di molte benedizioni. Mai come ora mi sono reso conto di aver ricevuto così tante benedizioni.

Braja Bihari das

(dalla rivista Back to Godhead)

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