Che bisogno c’è di offrire quello che mangiamo a Dio?

Qual è lo scopo di onorare il mahaprasada

Onorare il prasadam non è solo uno dei simboli dell’elevata spiritualità della vita dei vaishnava, ma è parte del loro metodo di adorazione, che i teisti ordinari non riescono a comprendere completamente. Le persone ordinarie sono molto propense a preservare la superiorità della ragione rispetto ai sentimenti intuitivi dell’essere umano nei riguardi del Dio dell’amore. Ora dobbiamo procedere dimostrando con degli argomenti convincenti che i nostri sentimenti intuitivi ci spingono ad offrire al Signore del nostro cuore tutto ciò che mangiamo.

Prima di tutto dobbiamo esaminare le tesi degli antagonisti. Il Razionalista afferma che Dio è infinito e senza desideri, di conseguenza, secondo lui, è da sciocchi offrire degli alimenti a un tale Essere. É un sacrilegio offrire delle cose create al creatore e dunque degradare la divinità di Dio, trattandoLo come un essere umano. Questi sono argomenti certamente ragionevoli, e chi li ha sentiti sarà certamente incline a dichiarare agli altri che il mahaprasada è inutile.

Queste conclusioni, che possono apparire ragionevoli, sono aride e distruttive. Esse tendono a separarci da ogni connessione con l’adorazione di Dio. Quando voi affermate che l’Infinito non vuole nulla, voi eliminate ogni genere di contemplazione e di preghiera. Cioè, significa che l’infinito non vuole le vostre espressioni di gratitudine, considerate in quel caso come adulazioni. Pronunciate una parola al Signore assoluto e sarete sicuri di degradarLo a un essere condizionato. Inni, preghiere e sermoni sono tutti inutili! Chiudete le porte del vostro tempio e i portoni delle chiese perché il nostro Razionalista lo suggerisce.

Ora, il nuovo Razionalista ha ammesso un grande principio teologico: tutto quello che facciamo per Dio è in effetti per il nostro beneficio, e non per il bene di Dio, al quale non manca nulla. Ma il Razionalista è sempre un Razionalista e continuerà ad esserlo finché ricerca il suo interesse personale. Sappiamo per certo che la religione promette di dare la felicità eterna ed è impossibile concepire una religione che non sia basata, ai gradini più bassi, sull’interesse personale. Questa visione comunque sa di utilitarismo e non può essere definita teismo.

Noi dobbiamo amare Dio perché à Lui piace il nostro amore, anche se le nostre azioni appaiono irragionevoli. Il nostro amore non deve avere nessuna ragione che riguarda noi-stessi. Deve essere un’emozione naturale nei confronti della Divinità, senza interferenza né esperienza. La salvezza, per quanto preziosa ci possa sembrare, non dovrebbe essere l’oggetto del nostro amore.

Cosa dire allora delle altre forme di felicità? L’amore per Dio è il suo stesso premio. La salvezza è un risultato concomitante e deve servire l’amore, non dobbiamo vederla come lo scopo principale. Se il Razionalista è pronto a questo, diventa un Teista Vaishnava di prima classe, ma il mero fatto di assumere un nome [spirituale] non avrà effetto. Anche se siamo completamente consapevoli che il Signore è totalmente assoluto, il nostro sacro e dolce principio di amore ci porta ad avere una visione diversa da quella del Razionalista.

La ragione dice una cosa ma l’amore ci detta l’opposto:

La ragione mi dice che Dio non conosce l’infelicità, ma l’amore vede Dio in lacrime per i Suoi figli che sono sviati dal male.

La ragione mi dice che le severe leggi di Dio mi premiano e mi puniscono con freddezza, ma l’amore rivela che Dio attenua le Sue leggi nei confronti delle anime che si pentono.

La ragione mi dice che l’uomo con tutto il suo progresso non arriverà mai a Dio, ma l’amore mi dice che con la conversione dell’anima ad uno stato di femminilità spirituale, il Signore assoluto acconsente ad avere un eterno matrimonio con l’anima liberata.

La ragione mi dice che Dio si trova nello spazio e nel tempo infinito, ma l’amore descrive il Signore, supremamente attraente, che siede vicino a noi come un rispettabile parente e si compiace dei piaceri della società.

Come un padre che si diverte con i suoi figlioletti, Dio ha messo sulla terra ogni varietà di cibi deliziosi e si aspetta che i Suoi figli li colgano per il loro benessere. Ma i figli, pieni di amore, per il loro amore puro e santo, incuranti della ragione, offrono ogni benedizione al Padre che amano più della loro vita.

Il Padre poi, in risposta ai loro dolci sentimenti, ritorna l’offerta ai Suoi figlioli e dice loro: “O figli Miei! Questa manna è tutta per voi; dovuto al vostro amore spontaneo Me l’avete portata per la Mia soddisfazione. Naturalmente Io non ho bisogno di quello che Mi date, ma ho comunque accettato la parte dell’offerta che è per Me: il vostro amore puro e il vostro affetto incondizionato, che desidero intensamente. Prendete dunque per voi queste prelibatezze e godetene.”

Questo modo di amare incondizionatamente, che l’arida ragione non potrà mai comprendere, santifica il cibo che prendiamo e ci dà un innocuo piacere ogni giorno della nostra vita! Questo è un sistema di adorazione sincera, nel quale i teisti del livello più elevato possono agire. Non possiamo non esprimere la gioia che spesso proviamo quando prendiamo il maha prasadam nel tempio! La Sua sacralità è la Sua dolcezza e spesso preghiamo che tutti gli uomini possano gustarLa.

Srila Bhaktivinoda Thakur (da The Temple of Jagannath at Puri)

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